Abacuc 2:1-4 | Morire per orgoglio o vivere per fede | Michel Di Feliciantonio

La settimana scorsa vi ho raccontato due storie. La storia della ricerca di lavoro a Pisa di Stefania e
la storia della chiesa di Mark Oden in Scozia.
Sono entrambe storie a lieto fine. A Stefania è stato concesso, in maniera miracolosa, di non dover
andare tutte le settimana a Milano e di poter lavorare in smart, cosa che potrà continuare a fare
anche quando saremo in Svizzera.
La chiesa di Mark ia Edinburgo, dopo aver deciso di lasciare la stabilità e i vantaggi della
denominazione, è cresciuta, ha comprato un nuovo locale di chiesa e vive fedele alla Parola di Dio.
Ma non tutte le storie sono a lieto fine, non per tutte le storie riusciamo a capire il perchè di quello
che sta succedendo o come Dio possa permettere qualcosa del genere.


Qualche anno fa mio cugino, Daniel, un credente, è morto a 30 anni a causa di un tumore. Come
possiamo spiegare e capire razionalmente un episodio come questo? Come può Dio permettere una
cosa del genere? E’ normale che siamo perplessi quando queste cose accadono.
Similmente, nel primo capitolo di Abacuc, il profeta si rivolge al Signore perchè non capisce come
il Signore possa permettere e non fare nulla riguardo all’empietà del popolo di Dio. Il Signore
risponde alla domanda di Abacuc promettendogli che stava per fare un’opera incredibile.
Quest’opera però non era esattamente quello che si immaginava Abacuc. Il piano di Dio, infatti,
consisteva nel suscitare i babilonesi, un popolo terribilmente potente e malvagio, per massacrare il
popolo di Dio.
Abacuc è perplesso, poco convinto da questo piano. Non capisce come Dio possa non solo punire in
questo modo il popolo che lui stesso si è scelto e non capisce come Dio possa usarsi di una
malvagità così grande. Perchè Dio permette il male? Perchè Dio usa il male? Perchè Dio orchestra e
suscita il male?
Domande scomode, domande difficili, domande che possono farti andare allo sbaraglio. Ma Abacuc
è intenzionato a rivolgere al Signore, è intenzionato a ricercare presso il Signore la risposta alle sue
domande, anche quando non capisce.
Attendere una risposta dal Signore
Infatti dopo aver. in un certo senso ripreso il Signore, guardate cosa fa all’inizio del secondo
capitolo:
2:1 Io starò al mio posto di guardia, mi metterò sopra una torre e starò attento a quello che il
SIGNORE mi dirà, e a quello che dovrò rispondere circa la rimostranza che ho fatta.
Il profeta si mette in attesa di una risposta da parte del Signore. Il profeta in qualche modo diventa
anche mediatore, colui che media e agisce per conto del popolo. Abacuc è entrato in una
discussione con il Signore e vuole ricevere delle risposte ma sa anche che la sua richiesta è stata
abbastanza audace.
Infatti le nostre Bibbie in italiano concludono il primo versetto dicendo: starò attento a quello che il
SIGNORE mi dirà, e a quello che dovrò rispondere circa la rimostranza che ho fatta.
Una traduzione più accurata invece è la seguente:
starò attento a quello che il SIGNORE mi dirà, e come potrò rispondere quando sarò rimproverato.
Abacuc è entrato in un dibattito con il Signore. E’ un po’ come il libro di Giobbe, nello scambio di
argomentazione tra Giobbe e Dio, un po come i dibattiti teologici, o apologetici, o filosofici che
tanto piacciono ai Christian Academics.
Abacuc ha domandato, il Signore ha risposto. Abacuc ha argomentato contro la risposta di Dio ma
sapendo chi è Dio, ora si aspetta di ricevere una contro argomentazione da Dio ed essere
rimproverato per la sua audacia. Abacuc si mette in attesa e si prepara per l’impatto. Guardiamo
come il Signore risponde nei versetti 2-3:
La visione del Signore
2 Il SIGNORE mi rispose e disse: «Scrivi la visione, incidila su tavole, perché si possa leggere con
facilità; 3 perché è una visione per un tempo già fissato. Essa si affretta verso il suo termine e non
mentirà; se tarda, aspettala, poiché certamente verrà, e non tarderà».
Il Signore non sembra rispondere direttamente al dibattito e alle argomentazioni portate da Abacuc.
E sicuramente il Signore non rimprovera Abacuc, altra cosa davvero interessante e incoraggiante.
Le aspettative e le paure di Abacuc non si realizzano. In questa prima parte della conversazione,
infatti, il Signore sposta l’attenzione su qualcos’altro.
Il Signore ordina ad Abacuc di scrivere una visione su delle tavole. Non è la prima volta che il
Signore ordina ad un suo profeta di trascrivere una visione. Il fatto che la visione sia da trascrivere e
che debba essere successivamente letta mette in evidenza cosa?
Che la visione non è solo per il profeta. Il Signora ora sta parlando e non sta rispondendo
semplicemente alle rimostranze di Abacuc, ma sta parlando per tutti quelli che riceveranno ed
ascolteranno questa visione.
Come ho detto, non è la prima volta che succede. Succede anche in Isaia 8 o Geremia 30.1
Siamo di fronte ad un pattern, uno schema che si ripeta anche altre volte. Ma quello che rende
particolare la rivelazione fatta ad Abacuc, è che la visione debba essere riportata su delle tavole, al
plurale.
Pensando alla storia della Bibbia, quali altre tavole vi vengono in mente? Il collegamento è con le
tavole della legge affidate dal Signore a Mosè. Abacus avrebbe dovuto collegare questo momento al
1 In Isaia, per esempio, il capitolo 8 inizia con queste parole: 8:1 Il Signore mi disse: «Prendi una tavoletta
grande e scrivici sopra in caratteri leggibili.
Geremia, un altro profeta, scrive così nel capitolo 30:30 Ecco la parola che fu rivolta a Geremia da parte del
Signore: 2 «Così parla il Signore, Dio d’Israele: “Scrivi in un libro tutte le parole che ti ho dette.
momento in cui il Signore ha dato al suo popolo la legge su delle tavole. Il momento è solenne. Il
Signore sta per rivelare qualcosa di maestoso.
Inoltre il testo che Abacuc doveva scrivere su queste tavole doveva essere letto con facilità o, più
letteralmente, affinché chi proclama la visione possa correre.
Alcuni sostengono che il Signore vuole che il testo della visione sia scritto in caratteri grandi, in
modo che si possano leggere anche mentre si corre. Ma probabilmente la corsa è un riferimento
all’opera di proclamazione dei profeti. Correre con la profezia del Signore equivale nella Bibbia a
proclamare la profezia del Signore.2 In altre parole coloro che fanno propria questa visione del
Signore devono essere pronti a proclamarla, a tramandarla, ad insegnarla.
Se torniamo un attimo a Mosè e colleghiamo le tavole con la proclamazione del Signore c’è un
episodio che viene fuori. Vi ricordate cosa succede dopo il vitello d’oro, dopo che Mosè rompe le
tavole della legge? Il Signore in Esodo 34 chiede a Mosè di preparare due tavole, come le prime, in
modo che Dio possa scrivere su di esse.
Esodo 34:4 Mosè, dunque, tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò la mattina di buon’ora,
salì sul monte Sinai come il Signore gli aveva comandato, e prese in mano le due tavole di pietra.
5 Il Signore discese nella nuvola, si fermò con lui e proclamò il nome del Signore. 6 Il Signore
passò davanti a lui, e gridò: «Il Signore! il Signore! il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira,
ricco in bontà e fedeltà, 7 che conserva la sua bontà fino alla millesima generazione, che perdona
l’iniquità, la trasgressione e il peccato, ma non terrà il colpevole per innocente; che punisce
l’iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione!»
In questo episodio in cui abbiamo sia le tavole che la proclamazione del Signore viene presentato
cosa? Un Signore misericordioso, pietoso, lento all’ira, ricco in bontà che non perdona l’iniquità, la
trasgressione e il peccato.
Di cosa si era lamentato Abacuc? Che Dio non fosse buono nei confronti dei giusti e che tollerasse
la malvagità e il peccato. Abacuc aveva messo in dubbio l’essenza del carattere di Dio.
Potremmo facilmente giudicare Abacuc per questo suo atteggiamento. Ma in realtà con le nostre
vite spesso facciamo lo stesso. Dubitiamo di Dio. Dubitiamo di quello che Dio sta facendo in noi e
attorno a noi.
Il Signore riporta Abacuc all’episodio di Mosè per ricordargli che Dio è buono nei confronti dei
giusti e giusto nei confronti degli ingiusti.
Il Signore risponde ad Abacuc dicendogli che ha un piano, un piano che si sta per manifestare e che
deve essere proclamato. Un piano che rivelerà, un piano che proclamerà il nome del Signore, la sua
bontà così come la sua giustizia. E anche se questo piano dal punto di vista umano sembra tardare,
non dobbiamo smettere di crederci. La visione si avvererà sicuramente, parola del Signore.
2 Per esempio in Gerima 23, un altro profeta, troviamo questo versetto:
Geremia 23:21 Io non ho mandato quei profeti, ed essi corrono; io non ho parlato a loro, ed essi
profetizzano.
Quando tutto sembra affermare il contrario, quando tutto sembra andare contro quello che abbiamo
capito di Dio nella sua parola, Abacuc 2 ci esorta a fidarci del Signore.
Vivere per fede
Arriviamo così al versetto 4, che è il versetto su cui si basa la visione ma anche il versetto chiave di
tutto il libro:
4 Ecco, egli si è inorgoglito, non agisce rettamente; ma il giusto per la sua fede vivrà.
Sono infinitamente grato ai traduttori della Bibbia in italiano, ma anche in questo caso mi vedo
costretto a proporre una traduzione alternativa che renda meglio il senso originale di questo
versetto:
Ecco, il suo spirito è gonfio d’orgoglio; non c’è rettitudine in lui, ma il giusto vivrà per la sua fede.3
In contrapposizione in questo versetto ci sono due persone. Da una parte c’è l’empio. Il versetto
mostra chiaramente che in lui non c’è nulla di buono. Il suo spirito, la sua anima, il suo cuore è
pieno di orgoglio. In lui non c’è spazio per Dio e per la sua giustizia infatti tutto quello che lui fa è
senza rettitudine. E’ ovvio, anche se per ora implicito, che questo tipo di persona non potrà ricevere
la benedizione, l’approvazione, la salvezza che Dio offre. E’ ovvio che Dio farà qualcosa a
riguardo.
Quindi da una parte c’è l’empio. Dall’altra c’è il giusto. Per giusto qui si usa un termine giuridico,
legale. Il giusto è colui che davanti a Dio viene considerato virtuoso. E cosa caratterizza il giusto,
cosa garantisce la vita al giusto?
Esatto, la fede. La salvezza del giusto, la speranza del giusto non è dentro di sé. Non è nelle opere.
Non è negli altri. È in Dio.
La giustizia davanti a Dio e di conseguenza la vita che Dio offre viene dalla fede in Lui, non da
quello che facciamo o da quello che siamo.
Con la tua vita puoi scegliere di gonfiarti, come un palloncino, d’orgoglio, un palloncino che prima
o poi scoppierà, prima o poi morirà.
Oppure puoi scegliere la via della fede, puoi scegliere di vivere per fede.
Orgoglio o fede? Morte o vita?
Se la frase “il giusto per la sua fede vivrà” vi sembra di averla già sentita è perché essa viene citata
3 volte nel NT. Ma prima di guardare al NT, facciamo un salto indietro nell’AT, allo storia di
Abramo.
Genesi 15:5 Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda il cielo e conta le stelle, se le puoi contare».
E soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». 6 Egli credette al Signore, che gli contò questo come
giustizia.
3 ESV
Quando Dio promise ad Abramo di avere una discendenza, Abramo credette anche se umanamente
sembrava impossibile. Abramo decise di credere in Dio e non nelle circostanze della vita.
Ora la stessa cosa viene chiesta ad Abacuc.
La soluzione alla perplessità di Abacuc non consiste nel capire esattamente i piani di Dio, cosa Dio
farà e perché. La soluzione alle paure di Abacuc non consiste in una risposta teologica perfetta al
problema del male. La soluzione non consiste nemmeno nel forzare la mano di Dio in modo che
faccia quello che io voglio.
La soluzione sta nell’avere fede in Dio. Dio non risolve la crisi di Abacuc spiegando tutto. La
risolve chiamandolo a fidarsi di Lui.
Giovanni Calvino commenta in questo modo la fede del versetto 4: fede che ci spoglia di ogni
arroganza e ci conduce nudi e bisognosi a Dio, affinché possiamo cercare la salvezza da lui solo,
che altrimenti ci sarebbe lontana».”4
Tim Keller, 500 anni dopo, afferma: Riporre la nostra fede in Cristo non significa sforzarsi di più;
significa spostare la nostra fiducia da noi stessi e riposare in Lui.5
Cosa vuol dire vivere per fede?
Il giusto vive per fede. Cosa vuol dire vivere per fede?
Come dicevo prima, Abacuc 2:4 è molto famoso perché viene citato 3 volte anche nel NT,
dimostrando l’importanza di questo versetto. E due citazioni in particolare ci aiutano a capire
meglio cosa vuol dire vivere per fede.
La prima citazione è in Romani 1:16-17: 16 Infatti non mi vergogno del vangelo [di Cristo]; perché
esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco; 17
poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com’è scritto: «Il giusto per fede vivrà».
Qui Paolo vuole sottolineare che noi siamo resi giusti davanti al Signore per mezzo della fede. “La
fede funge da origine della giustizia nella giustificazione e da struttura portante per la
continuazione della giustizia nella santificazione.”6 Quindi grazie alla fede siamo resi giusti,
salvati, e grazie alla fede siamo anche santificati. Si vive per fede nel senso che riceviamo la vita
per fede e sempre per fede lo Spirito Santo lavora in noi rendendoci sempre più simili a Cristo.
E’ per fede in Dio che iniziamo il nostro percorso, che nasciamo di nuovo, che veniamo salvati, che
veniamo resi giusto. Ed è sempre per fede che questo percorso continua giorno per giorno, mese
dopo mese, anno dopo anno fino a quando non saremo abbracciati dal nostro Signore in paradiso.
L’altra citazione di Abacuc 2:4 è in Ebrei 10:
35 Non abbandonate la vostra franchezza, che ha una grande ricompensa! 36 Infatti avete bisogno
di costanza, affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso. Perché: 37
6 O. Palmer Robertson, The Books of Nahum, Habakkuk, and Zephania, 254
5 Timothy Keller (2016). “Shaped by the Gospel: Doing Balanced, Gospel-Centered Ministry in Your City”,
p.29, Harper Collins.
4 O. Palmer Robertson, The Books of Nahum, Habakkuk, and Zephania, 253
«Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà, e non tarderà; 38 ma il mio giusto per
fede vivrà; e se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce». 39 Ora, noi non siamo di quelli che si
tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita.
“L’autore della Lettera agli Ebrei cita Ab 2,4 in Eb 10,37-38, ma con uno scopo diverso. Il suo
intento è quello di sottolineare l’importanza di perseverare nella fede. Egli desidera spronare i suoi
lettori a rivendicare il dono della vita mediante la fede, nonostante i numerosi ostacoli.”7
Vivere per fede vuol dire quindi vivere fedelmente, decidendo di rispondere con fede alle
circostanze della vita. Così come aveva fatto Abramo, così come doveva fare Abacuc, anche noi
dobbiamo andare per fede al Signore e credere in lui, in ogni istante, in ogni momento. Come dirà
sempre l’autore degli Ebrei, pochi versetti dopo: 11:6 Ora senza fede è impossibile piacergli, poiché
chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.
In un mondo pieno di ingiustizia e pieno di cose che non condividiamo questa è la buona notizia di
cui abbiamo bisogno. Non dobbiamo capire tutto quanto, non dobbiamo sforzarci per cambiare cose
che non possono essere cambiate, non dobbiamo raggiungere un determinato livello con le nostre
buone azioni, perché è per fede il giusto vivrà. Tutto il resto è frutto del nostro orgoglio, e l’orgoglio
porta alla morte.
La svolta per Abacuc, è la svolta per le nostre vite, è poter andare in qualsiasi momento, in qualsiasi
situazione, in fede al Signore. Rispondere con fede è la chiave della vita cristiana. E’ il modo in cui
riusciamo ad affrontare e vivere la vita senza soccombere sotto le nostre preoccupazioni e
perplessità.
Ancora Tim Keller, che è morto qualche anno fa dopo 3 anni di malattia:
La fede non è principalmente una questione di come ti senti. La fede consiste nel vivere, confidare e
credere in ciò che è la verità, nonostante ciò che provi.8
Non è stupendo che Dio si sia rivelato a noi, che lui abbia preso l’iniziativa, che lui abbia fatto
l’opera e che l’unica cosa che ci chieda sia di fissare lo sguardo su di lui, Cristo, colui che crea la
fede e la rende perfetta?
Non è incredibile che la salvezza, la nostra giustificazione, provenga dalla fede e non da cose che
per noi sarebbe impossibile riuscire a fare?
Non è liberatorio sapere che lui è Dio e noi siamo delle semplici creature che possono fidarsi di un
Padre buono, amorevole, giusto, paziente, santo, perfetto?
Non è meraviglioso che ogni giorno della nostra vita, il Signore ci chiama a fidarci di lui, non come
un test da superare ma come un’opportunità di abbandonarci completamente a lui?
Siamo di fronte ad una nuova stagione per la vita di chiesa: io e Stefania saremo via, Samuel ed
Ester hanno appena avuto un bambino, il ruolo di Eunice sta cambiando. Come reagisci? Non
8 Faith is not primarily a function of how you feel. Faith is living out, trusting, and believing what truth is
despite what you feel.
7 O. Palmer Robertson, The Books of Nahum, Habakkuk, and Zephania, 254.
rispondere andando in panico e non rispondere nemmeno pensando che le tue capacità saranno la
soluzione. Non scegliere l’orgoglio, scegli di fidarti di Dio.
C’è una situazione nella tua vita che non riesci a comprendere o ad accettare? Invece di sforzarti per
cercare di interpretare il perché di quella situazione, riponi la tua fiducia in Dio, credi che lui sta
operando e opererà in accordo con il suo carattere buono e giusto. Non scegliere l’orgoglio che
gonfia e non porta a nulla, scegli la fede, nel Dio di Abramo, nel Dio di Mosè, nel Dio di Abacuc,
nel Dio di Paolo, nel Dio rivelato in Cristo Gesù. Non devi capire, non devi risolvere, devi fidarti.

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