Molto probabilmente il nome Horatio Spafford non vi dice nulla. Spafford è stato un avvocato di Chicago nella seconda metà dell’800 che ha sperimentato tante disgrazie nella sua vita.
La prima fu la morte di suo figlio, seguita poco dopo dal Grande Incendio di Chicago del 1871, che lo rovinò finanziariamente (Spafford era stato un avvocato di successo e aveva investito ingenti somme in proprietà immobiliari nella zona di Chicago che fu gravemente danneggiata dal grande incendio). I suoi interessi commerciali furono ulteriormente colpiti dalla crisi economica del 1873.
Nonostante questo, Spafford, che oltre ad essere un avvocato era un credente e un anziano di chiesa, aveva programmato di recarsi in Inghilterra con la sua famiglia per aiutare nelle imminenti campagne evangelistiche di Dwight L. Moody, un famoso evangelista americano. A causa di un cambiamento di programma dell’ultimo momento, Spafford mandò avanti sua moglie, Anna, e le loro quattro figlie mentre lui rimaneva indietro per questioni di lavoro. Durante la traversata dell’Oceano Atlantico, la nave affondò rapidamente dopo una collisione con un’altra imbarcazione, causando la morte di 226 persone, tra cui le quattro figlie dei coniugi Spafford. Anna sopravvisse e inviò a Spafford il telegramma ormai famoso: «Salvata da sola…». Poco dopo, mentre si recava in Inghilterra per incontrare la moglie in lutto, Spafford fu ispirato a scrivere qualcosa mentre la sua nave passava vicino al luogo in cui erano morte le sue quattro figlie.
Ecco le parole che scrisse: Quando la pace, come un fiume, accompagna il mio cammino, quando i dolori si infrangono come onde del mare; qualunque sia il mio destino, Tu mi hai insegnato a dire: è in pace, la mia anima è in pace (it is well with my soul).
Anche se Satana dovesse colpirmi, anche se dovessero arrivare le prove, Lascia che questa benedetta certezza prevalga, che Cristo ha guardato alla mia condizione indifesa, e ha versato il Suo stesso sangue per la mia anima. Il mio peccato, oh, la beatitudine di questo pensiero glorioso! Il mio peccato, non in parte ma tutto, è inchiodato alla Sua croce, e io non lo porto più, Loda il Signore, loda il Signore, o anima mia. È in pace, è in pace, la mia anima è in pace.
Come può un uomo arrivare a dire una cosa simile? Non perché il dolore non sia reale. Non perché le circostanze siano migliorate. Ma perché aveva imparato che la sua speranza era più grande delle sue circostanze. Ed è esattamente il viaggio che vediamo nel libro di Abacuc.
Vi ricordate come iniziava il libro del profeta Abacuc? Abacuc 1:2 Fino a quando griderò, o Signore, senza che tu mi dia ascolto? Io grido a te: «Violenza!» e tu non salvi. Abacuc era perplesso perché all’interno del popolo di Dio c’era violenza e la legge non era rispettata. E quindi si era rivolto a Dio e gli aveva detto: fino a quando permetterai tutto questo? Vi ricordate qual era stata la risposta sorprendente di Dio? Abacuc 1:[5] «Guardate fra le nazioni, guardate, meravigliatevi e siate stupiti! Poiché io sto per fare ai vostri giorni un’opera che voi non credereste, nemmeno se ve la raccontassero. [6] Perché, ecco, io sto per suscitare i Caldei, questa nazione crudele e impetuosa, che percorre tutta la terra per impadronirsi di dimore che non sono sue. Questa non è la risposta che Abacuc si aspettava e quindi glielo dice chiaramente al Signore. Abacuc fatica ad accettare il piano di Dio e gli espone apertamente le sue obiezioni e poi Abacuc si mette in attesa di una risposta del Signore. Nella sua risposta ad Abacuc, il Signore promette che il nemico non l’avrà vinta, che i babilonesi verranno puniti, ma dice anche che la soluzione per il credente non sta nelle circostanze della vita, ma nella fede, infatti Abacuc 2:4 il giusto per la sua fede vivrà. Il secondo capitolo, poi, si era concluso con questo versetto: 2:20 Ma il Signore è nel suo tempio santo; tutta la terra faccia silenzio in sua presenza!» In altre parole, nei primi due capitoli del libro, Abacuc ha interagito con il Signore. Ha portato al Signore i suoi dubbi, le sue domande, le sue perplessità e il Signore ha risposto. Lo ha fatto in maniera inaspettata, rimarcando però che lui è il Signore che regna dal suo tempio santo, che il giusto sarà salvato per fede e che l’ingiusto pagherà per le sue azioni malvagie, anche quando queste vengono usate dal Signore. E arriviamo così all’ultimo capitolo di questo profeta. Ed è una conclusione fantastica, perché dopo aver discusso con il Signore e ammirato il Signore, Abacuc prega. 3:1 Preghiera del profeta Abacuc, sul tono delle lamentazioni. 2 Signore, io ho udito il tuo messaggio e sono preso da timore. Signore, da’ vita all’opera tua nel corso degli anni! Nel corso degli anni falla conoscere! Nell’ira, ricordati di avere pietà! Signore, è finito il tempo delle domande. Accetto il tuo piano anche se la cosa mi spaventa. Signore manifesta e implementa la tua volontà come vorrai, falla conoscere al mondo intero, ma ricordati del giusto, ricordati delle tue promesse, ricordati del tuo popolo. Questa è la petizione del profeta nella sua preghiera: ricordati di avere pietà. 3 Dio viene da Teman, il Santo viene dal monte Paran.
La sua gloria copre i cieli, la terra è piena della sua lode. 4 Il suo splendore è pari alla luce, dei raggi partono dalla sua mano; là si nasconde la sua potenza. 5 Davanti a lui cammina la peste, la febbre ardente segue i suoi passi. 6 Egli si ferma e scuote la terra; guarda e fa tremare le nazioni. I monti eterni si frantumano, le colline secolari si abbassano; le sue vie sono quelle di un tempo. 7 Vedo le tende d’Etiopia sotto il dolore, i padiglioni del paese di Madian sono sconvolti. Dopo aver parlato direttamente al Signore e dopo aver esposto la sua petizione al Signore, il profeta passa a descrivere Dio in terza persona in questi versetti: l’arrivo del Signore. Il profeta descrive l’arrivo del Santo e in questa sua manifestazione Dio viene in tutta la sua gloria, in tutto il suo splendore e in tutta la sua potenza. Curiosamente, il Signore non viene dal cielo ma da Teman e dal monte Paran. Questi sono luoghi a sud di Israele, sono luoghi legati al viaggio del popolo di Dio dall’Egitto verso la terra promessa. Deut. 33:1 Questa è la benedizione con la quale Mosè, uomo di Dio, benedisse i figli d’Israele prima di morire. 2 Disse dunque: «Il Signore è venuto dal Sinai, è spuntato per loro dal Seir, ha sparso la sua luce dal monte di Paran. Cosa sta facendo Abacuc in questa sua preghiera? Sta guardando al futuro, sta guardando all’arrivo del Signore e del suo intervento, ma si basa sul passato, su quello che Dio ha già fatto. E mano a mano che il Signore si avvicina, Abacuc nota la sua luce sempre più intensa e nota anche che prima del Signore e dopo il Signore, v. 5, ci sono peste e febbre. In altre parole, la venuta del Signore è accompagnata anche dal suo giudizio, dalle conseguenze negative per coloro che non si sono sottomessi alla sua maestà. Al versetto 6 il Signore arriva e si ferma e scuote la terra, letteralmente misura la terra. Dio è sovrano su tutta la terra e davanti a lui anche i monti e le colline, che esistono da sempre, si abbassano e si frantumano. Davanti a questa manifestazione, i popoli, e qui il riferimento probabilmente è ai popoli che in passato sono stati sconfitti dal Signore, tremano e sono sconvolti. Dopo aver osservato il Signore che è venuto e che verrà, in tutta la sua gloria, Abacuc si rivolge di nuovo direttamente al Signore. 8 O Signore, ti adiri forse contro i fiumi? È forse contro i fiumi che si accende la tua ira, o è contro il mare che va il tuo sdegno, mentre tu avanzi sui tuoi cavalli, sui tuoi carri vittoriosi? 9 Hai estratto il tuo arco; le frecce lanciate dalla tua parola sono esecrazioni. [Pausa] Tu fendi la terra in tanti letti dei fiumi. 10 I monti ti vedono e tremano; si riversano torrenti d’acqua, l’abisso fa udire la sua voce. Il sole alza in alto le mani; 11 la luna si ferma nella sua dimora, alla luce delle tue saette che partono al lampeggiare della tua lancia che brilla. 12 Tu percorri la terra con furore, tu schiacci le nazioni nella tua ira. Il Signore è arrivato, il suo arrivo avviene con cavalli e carri e alla presenza del Signore tutta la natura, tutta la terra e tutte le nazioni tremano. Il Signore è arrivato e si presenta come un re condottiero, come un militare con l’arco, le frecce e la lancia. Davanti a questo maestoso combattente la luna si ferma e il sole alza in alto le mani in segno di resa. Questo guerriero onnipotente è venuto per distruggere ogni cosa? No, è venuto per salvare: 13 Tu esci per salvare il tuo popolo, per liberare il tuo unto; tu abbatti la cima della casa dell’empio e la demolisci fino alle fondamenta. [Pausa] 14 Tu trafiggi con le loro stesse frecce la testa dei suoi capi, che vengono come un uragano per disperdermi, gridando di gioia, come se già divorassero l’infelice nei loro nascondigli. 15 Con i tuoi cavalli tu calpesti il mare, le grandi acque spumeggianti. Tu esci per fare cosa? Per salvare il tuo popolo. Letteralmente questo versetto ripete due volte il verbo salvare: tu esci per salvare il tuo popolo, per liberare il tuo unto. Il Signore esce per fare cosa? Per salvare il suo popolo. Il popolo che si era allontanato da te, il popolo che ha peccato contro di te, il popolo che si è ribellato contro di te. E la salvezza del popolo di Dio coincide con la distruzione del malvagio: la casa dell’empio viene demolita fino alle fondamenta. La preghiera profetica di Abacuc è quasi completata: il Signore sta venendo in tutta la sua gloria per salvare il suo popolo. 16 Ho udito, e le mie viscere fremono, le mie labbra tremano a quel rumore. Un tarlo mi entra nelle ossa, io tremo a ogni passo; aspetto in silenzio il giorno dell’angoscia, quando il nemico marcerà contro il popolo per assalirlo. 17 Infatti il fico non fiorirà, non ci sarà più frutto nelle vigne; il prodotto dell’ulivo verrà meno, i campi non daranno più cibo, le greggi verranno a mancare negli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle; Il piano di Dio è stato rivelato, il Signore onnipotente ha risposto alle domande del profeta e alla fine Abacuc rimane senza parole. Il profeta sa che il Signore farà qualcosa di buono, ma sa anche che prima arriveranno i babilonesi. Sa che ci sarà morte, distruzione, fame, sete, tristezza. Al solo pensiero Abacuc è tormentato e rischia di sprofondare di nuovo in un turbinio, in un vortice di preoccupazioni come all’inizio del libro. Ma Abacuc non vuole tornare indietro,l’interazione che ha avuto con il Signore lo ha cambiato, lo ha trasformato, gli ha dato una nuova prospettiva e ora Abacuc vuole guardare avanti e vivere per fede. 18 Ma io mi rallegrerò nel Signore, esulterò nel Dio della mia salvezza. 19 Dio, il Signore, è la mia forza; egli renderà i miei piedi come quelli delle cerve e mi farà camminare sulle alture.
Al direttore del coro. Per strumenti a corda. Io mi rallegrerò nel Signore ed esulterò nel Signore perché lui mi salverà, qualsiasi cosa accada, qualsiasi sofferenza dovrò affrontare, anche se dovessi morire, Dio mi salverà. Quanto è bello questo, ma all’inizio del versetto 18. Abacuc si rifiuta di dare ascolto alle sue preoccupazioni, di soccombere sotto i suoi pensieri. Non è che queste cose non fossero vere. Era tutto vero, i Babilonesi stanno per arrivare, la distruzione sta per abbattersi sul popolo, MA nonostante tutto io mi rallegrerò nel Signore, da lui viene la mia salvezza. Il salvatore di Abacuc Dio è il Dio della salvezza. Dio interviene per salvare. Dio viene per diventare la tua forza perché tu non hai abbastanza forza per affrontare questa vita che è piena di imprevisti, piena di battaglie fisiche e battaglie spirituali, piena di fallimenti attorno a te e fallimenti dentro di te. La salvezza di Abacuc è la stessa salvezza che tu puoi vivere, avere, sperimentare. Perché il Salvatore di Abacuc vuole essere il tuo salvatore. Chi è questo salvatore? Torniamo al versetto 13 un attimo. La nostra traduzione dice così: 13 Tu esci per salvare il tuo popolo, per liberare il tuo unto; tu abbatti la cima della casa dell’empio e la demolisci fino alle fondamenta. Una traduzione più accurata potrebbe essere la seguente: Tu sei uscito per la salvezza del tuo popolo, per la salvezza con il tuo unto. Hai schiacciato il capo della casa degli empi, lasciandolo nudo dalla coscia al collo. La salvezza del popolo di Dio avviene per mezzo dell’Unto di Dio, il Messia mandato da Dio. Profeticamente Abacuc preannuncia la venuta di un Salvatore attraverso il quale il popolo sarebbe stato salvato. Non sappiamo quanto avesse capito Abacuc questa profezia, ma noi possiamo facilmente collegarlo a Cristo. Un singolo uomo per salvarne tanti. E la salvezza del popolo si manifesterà attraverso la distruzione del capo dei nemici, al quale verrà schiacciato il capo. Questo versetto ricorda tantissimo il protovangelo, nel quale Dio parla al serpente in Genesi 3 e dice: 15 Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno Che bello vedere questi piccoli indizi nell’AT riguardanti il Messia, Cristo Gesù, il quale poi viene effettivamente per salvare il suo popolo, morendo sulla croce e resuscitando dopo tre giorni, schiacciando la testa del serpente, il diavolo. Il salvatore di Abacuc è il nostro salvatore. E questo Salvatore un giorno tornerà come descritto da Abacuc, in tutto il suo splendore, in tutta la sua potenza, per liberare definitivamente il suo popolo e distruggere definitivamente i suoi nemici. Questa è la storia nella quale noi come credenti ci collochiamo, questa è la prospettiva che abbiamo.
Tutto grazie al nostro Salvatore, Cristo Gesù. E alla luce del nostro salvatore possiamo fare due ultime considerazioni, in conclusione di questo libro. La postura di Abacuc. Credo che abbiamo tanto da imparare dalla postura e dalla preghiera di Abacuc. Abacuc ha vissuto in un periodo storico difficile e ha vissuto in prima persona una crisi spirituale forte. Ma, nonostante tutte le sfide, è andato al Signore. E’ andato al Signore con i suoi dubbi e con le sue lamentele, con la sua sofferenza e le sue rimostranze. Il suo è stato un lamento che lo ha portato verso Dio per accettare quello che Dio comanda e godere di nuovo della relazione con Dio. Spesso invece rimaniamo in uno stato di lamentazione continuo, prolungato. Ci lamentiamo che le cose non vanno come vogliamo, ma non vogliamo veramente uscire da questo stato. Vogliamo semplicemente lamentarci. Abacuc invece ci sprona ad andare dal Signore non con l’obiettivo di rimanere nel lamento, ma di conoscere di più il Signore e fidarci di lui anche quando le cose sono difficili. E’ la dolce promessa che anche in mezzo alle guerre, alle malattie, alle separazioni, ai cambiamenti, Dio è con noi, cammina con noi, e lo sappiamo per certo grazie a Cristo Gesù. Abacuc non vuole lamentarsi, nonostante la vita sia difficile, ma vuole rallegrarsi nel Signore. La preghiera di Abacuc Quindi la postura di Abacuc e anche, nello specifico, la sua preghiera. E’ degno di nota che Abacuc chiuda pregando. Una preghiera realistica, ma anche una preghiera che guarda al passato, che guarda a quello che Dio ha fatto nel passato come base per quello che Dio farà nel futuro. Una preghiera nella quale Abacuc, per fede, si abbandona nelle braccia del Padre. Da quanto tempo non ti lascia andare in preghiera? Prendiamoci ora un momento per pregare, per andare al Signore, per dirgli che vogliamo fidarci di lui, che ci rallegriamo in lui nonostante le difficoltà della vità, che crediamo per fede che lui sarà la nostra salvezza.

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