Invece di ubbidire ai miei genitori e rimanere nell’entroterra sono fuggito verso il mare. Che storia della Bibbia vi ricorda questo? Giona.

Sono curioso. Se vi chiedessi di cosa parla il libro di Giona, cosa direste?

Se vi dicessi cosa ci vuole insegnare il libro di Giona, cosa direste?

Predicare sul libro di Giona non è mai facile, almeno per 4 motivi.

  • 1.
    Conosciamo benissimo questa storia
  • 2.
    E’ una storia finemente scritta, tra colpi di scena, ironia, tensione e aggiungere dei commenti alla storia potrebbe rovinarla
  • 3.
    Si tratta di un libro catalogato come profetico, ma la profezia è quasi del tutto assente nel libro
  • 4.
    Immaginiamo che il modo in cui Dio ci vorrà parlare non sarà facile

Al tempo stesso è un grande privilegio poter aprire i nostri cuori davanti a questo libro e lasciarci istruire da esso. Un libro che con la sua ironia e con il suo stile narrativo va dritto al cuore delle cose.

 

1:1 La parola del SIGNORE fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, in questi termini:

  • 2
    «Àlzati, va’ a Ninive, la gran città, e proclama contro di lei che la loro malvagità è salita fino a me».

Il libro di Giona è come uno scacchiere al completo: da una parte Dio dall’altra Giona. Questa è la prima mossa di Dio e la partita continuerà per tutti e 4 i capitoli. La prima mossa di Dio è quella di affidare un compito insolito a Giona.

Domenica scorsa abbiamo finito di studiare il libro di Naum e quindi abbiamo ben presente la malvagità di Ninive e la fine che farà. Ma, come ho già detto, 100 anni prima dell’oracolo di Naum, il Signore chiede a Giona di andare a predicare a Ninive. Per i lettori di questo libro il messaggio è chiaro: la malvagità (dei niniviti) è salita fino a me.

Per i primi lettori sarebbe stato chiaro anche chi era Giona, figlio di Amittai. Gion viene citato in un altro libro della Bibbia, in 2 re, per pochissimi versetti come profeta del regno di Israele e in quel caso la profezia di Giona è legata all’espansione dei territori del regno di Israele. è un particolare interessante.

Ora, il profeta che aveva annunciato l’espansione di Israele, è chiamato a proclamare un messaggio non più alla corte del re d’Israele a Samaria, ma a Ninive.

  • 3
    Ma Giona si mise in viaggio per fuggire a Tarsis, lontano dalla presenza del SIGNORE. Scese a Iafo, dove trovò una nave diretta a Tarsis e, pagato il prezzo del suo viaggio, si imbarcò per andare con loro a Tarsis, lontano dalla presenza del SIGNORE.

La chiamata che Giona riceve non è affatto semplice. Per Giona andare a Ninive equivaleva ad un azzardo di carriera, fisico e teologico.

  • 1.
    Di carriera perchè lui era il profeta patriottico e nazionalista e andare a Ninive non era una promozione.
  • 2.
    Fisico, perché il suo annuncio a Ninive molto probabilmente sarebbe coinciso con la sua morte. Qualcuno ha scritto che sarebbe stato come per un rabbino ebreo condannare la malvagità del regno nazista nelle strade di Berlino nel 1941, quanto sarebbe durato?
  • 3.
    Ma anche teologico. Senza andare troppo in là usando la nostra pre-conoscenza della storia, l’idea per un ebreo di fare missione fuori dai confini nazionali era molto strana. Secondo Giona i niniviti non sono degni di ricevere la Parola di Dio.

E quindi cosa fa Giona? Qual è la sua prima mossa in questa partita di scacchi? Giona si mette in viaggio per fuggire.

Il Signore al versetto 1 gli aveva detto di alzarsi e andare a Ninive lui si “alza” (v3), per fuggire lontano dalla presenza del Signore. I movimenti in questa storia sono importanti. Invece di andare verso est, va verso ovest, invece di salire verso Ninive scende a Iafo e prende una nave, paga con i suoi soldi il biglietto, per il posto più lontano, verso i confini estremi del mondo allora conosciuto. Il versetto 3 lo ripete due volte: lo scopo di Giona è allontanarsi dalla presenza del Signore.

Davanti alla scelta se ubbidire a Dio o scegliere da sè cos’è meglio fare Giona decide di scegliere da sè cos’è meglio fare. Questi primi versetti del libro già ci dicono tanto. Certo, questo libro parla della missione, della grazia di Dio verso i popoli. Ma parla anche del cuore ribelle di Giona. Il cuore ribelle di un uomo che ha conosciuto la voce del Signore, un uomo che all’apparenza sembrava essere un esempio da seguire. Un uomo di Dio che fugge da Dio.

E già dai primi attimi la storia di Giona ci porta a riflettere sulle nostre vite. Quando ho preso la macchina dei miei, ho deciso di fuggire da ciò che i miei ritenevano giusto e buono per me. Siamo propensi a fuggire. Stiamo cercando di fuggire dalla presenza del Signore? Stiamo decidendo noi se e come ubbidire a Dio? Stiamo mettendo dei paletti al Signore? Com’è veramente il tuo cuore di fronte al Signore: è un cuore che fugge dalla sua presenza?

Visto che Giona ha mosso la sua pedina, tocca a Dio rispondere. Giona ha deciso di ignorare l’ordine di Dio e di fuggire. Cosa farà Dio?

Molti di noi sanno come prosegue la storia, ma facciamo finta di non saperlo per un attimo. Dio avrebbe potuto fare tante altre cose. Dio avrebbe potuto punire Giona e ucciderlo. Dio avrebbe potuto abbandonare al proprio destino Giona. Dio avrebbe potuto dimenticare Giona e scegliere qualcun altro per parlare ai niniviti. Invece cosa fa il Signore?

  • 4
    Il SIGNORE scatenò un gran vento sul mare, e vi fu sul mare una tempesta così forte che la nave era sul punto di sfasciarsi.

Il Signore decide di inseguire Giona e usa la natura, e in particolar modo il vento, per farlo.

Il peccato provoca la tempesta che si abbatte sul mare, sulla nave e su Giona. Non tutte le tempeste della vita sono conseguenza del nostro peccato. Gesù lo proclama chiaramente in Giovanni 9.

9:1 Passando vide un uomo che era cieco fin dalla nascita. 2 I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» 3 Gesù rispose: «Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così affinché le opere di Dio siano manifestate in lui.

Non sempre la tempesta che si abbatte nella nostra vita è frutto del nostro peccato. Ma a volte lo è. Ci vuole tanta saggezza ed equilibrio, ma domandati: potrebbe essere che delle situazioni difficili che stai sperimentando nella tua vita siano il frutto del tuo cuore in fuga dal Signore?

Magari l’ansia, la paura, la difficoltà a dormire, il senso di colpa, la difficoltà nel frequentare la chiesa e servirla, l’apatia non sono il frutto di circostanze difficili ma di un cuore che sta cercando di scappare lontano da Dio e dai suoi comandamenti?

La fuga non è sempre fisica. Possiamo fuggire da Dio anche restando nello stesso posto. Possiamo fuggire da Dio nei nostri pensieri, nei nostri atteggiamenti, nel nostro lavoro, nelle nostre relazioni, nei nostri hobby, nelle scuse che ci diciamo per giustificarci.

Il vento e la tempesta in Giona sono la dimostrazione concreta del giudizio di Dio. Ma sono anche un’altra cosa. Sono la dimostrazione della fedeltà di Dio, dell’impegno di Dio nei confronti di Giona. E’ una cosa che si ripeterà altre volte in questo libro. Dio insegue Giona che fugge perché ama Giona e non vuole abbandonare Giona.

Ebrei 12:5 «Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d’animo quando sei da lui ripreso; 6 perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli»

Quindi se da una parte abbiamo il cuore fuggente di Giona, dall’altra abbiamo il cuore caparbio, fedele di Dio che non abbandona ma insegue coloro che lui ama. “Nella sua grazia incessante, Dio persegue i ribelli che gli appartengono.”


Giona, i marinai e Dio

5 I marinai ebbero paura e invocarono ciascuno il proprio dio e gettarono a mare il carico di bordo, per alleggerire la nave. Giona, invece, era sceso in fondo alla nave, si era coricato e dormiva profondamente. 6 Il capitano gli si avvicinò e gli disse: «Che fai qui? Dormi? Àlzati, invoca il tuo dio! Forse egli si darà pensiero di noi e non periremo».

La storia continua e ci viene da ridere per l’ironia della vicenda. Nella sua fuga Giona, dopo essere sceso a Iafo, scende nel fondo della nave e lì si mette a dormire. Giona spera di poter fuggire da Dio non solo geograficamente ma anche nel sonno.

Possiamo immedesimarci con lui: stanco, provato, confuso, in piena ribellione contro il Dio che professava di servire. Giona è esausto e spera di trovare nel sonno il modo di riposare, di non dover pensare a tutta questa situazione.

I marinai pagani, invece, sono allerti, svegli, attivi, fisicamente e anche spiritualmente. Alleggeriscono la nave e invocano le divinità che conoscono e una volta trovato Giona il capitano lo sveglia e chiede anche a lui di invocare il suo dio. Che ironia! I marinai pagani chiedono al profeta di Dio di invocare Dio.

Le conseguenze della fuga di Giona non si limitano a Giona. A volte ci dimentichiamo che siamo tutti sulla stessa barca, come ci ricorda perfettamente Giona. La fuga di Giona, il suo sonno colpevole sta facendo sì che il giudizio di Dio si abbatta sui pagani.

Di nuovo, pensiamo anche alla nostra vita. Quando pecchi, sei più o meno incline a servire Dio? Quando ti ribelli a Dio, sei più o meno propenso a parlare di Dio alle persone o a frequentare gli incontri di chiesa? Sei più o meno disposto ad essere trasparente, a vivere nella verità?

Se siete come me, sapete già la risposta. Non so esattamente com’è andata a finire la storia della macchina perché sono passati 20 anni ma molto probabilmente quella mia fuga mi ha portato a dire bugie ai miei genitori, ad essere scontroso, a sentirmi in colpa la domenica mattina in chiesa.

Ancora oggi quando mi ribello al Signore non ho voglia di fare le cose che dovrei fare e per questo motivo non colgo le occasioni per parlare di Dio, per stare in mezzo ai miei fratelli e se lo faccio lo faccio in modo superficiale e ipocrita. Il mio fuggire nel peccato ha ripercussioni anche sulle persone attorno a me, così come una mossa sulla scacchiere ha ripercussioni sugli altri pezzi del gioco.

 
 
  • 7
    Poi si dissero l’un l’altro: «Venite, tiriamo a sorte e sapremo per causa di chi ci capita questa disgrazia». Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. 8 Allora gli dissero: «Spiegaci dunque per causa di chi ci capita questa disgrazia! Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?» 9 Egli rispose loro: «Sono Ebreo e temo il SIGNORE, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terraferma». 10 Allora quegli uomini furono presi da grande spavento e gli domandarono: «Perché hai fatto questo?» Quegli uomini infatti sapevano che egli fuggiva lontano dalla presenza del SIGNORE, perché egli li aveva messi al corrente della cosa.

    Gli esperti marinai pagani che tante volte avevano solcato quei mari, capiscono che la tempesta che si è scatenata non è normale. Anche se non conoscono il vero Dio, capiscono che c’è qualcosa di soprannaturale all’opera. Decidono quindi di tirare a sorte e ovviamente la sorte cade su Giona.

    Notate che a questo punto vengono fatte 4 domande a Giona (v.8):

    • 1.
      Qual è il tuo mestiere?
    • 2.
      Da dove vieni?
    • 3.
      Qual è il tuo paese?
    • 4.
      A quale popolo appartieni?
  • 4
    domande ma i marinai, in pratica, vogliono sapere due cose da Giona: cosa fa e da dove viene. Il mestiere e il suo popolo. Questo perché all’epoca sapere la provenienza geografica o etnica di una persona equivaleva anche a sapere la sua religione.

Se venivi da Israele, il tuo Dio era il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe.

Notiamo anche la risposta di Giona, al versetto 9. Cosa risponde Giona?

9 Egli rispose loro: «Sono Ebreo e temo il Signore, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terraferma».

La risposta di Giona sembra quasi essere: sono ebreo e quindi temo il Signore. Sono ebreo, ovviamente credo nell’unico vero Dio, colui che ha fatto il cielo e la terra. In questa risposta si nasconde gran parte del problema teologico del libro e del cuore ribelle di Giona. Giona pensava negli stessi termini delle persone attorno a lui. Pensava che essere ebreo significava automaticamente a temere il Signore.

Il suo nazionalismo, il suo patriottismo e la sua provenienza geografica erano tutt’uno con la sua fede. Giona non dice: temo il Signore (che comunque non sembra essere una risposta del tutto vera), ma temo il Signore e sono ebreo. Nella sua teologia Dio era tutt’uno con il paese e con il popolo che si era scelto. Vi vengono in mente esempi contemporanei?

Il problema è reale ed è profondo. Perché Giona sta fuggendo da Dio? Perché Giona dice: “Io credo in Dio e in…”

Ogni volta che diciamo “io credo in Dio e…” e poi aggiungiamo qualcosa stiamo essenzialmente dicendo che Dio non è il nostro tutto, che abbiamo alzato qualcos’altro allo stesso livello di Dio. E ogni volta che equipariamo qualcosa a Dio, quel qualcosa prende il sopravvento rispetto a Dio. Il nazionalismo di Giona aveva preso il sopravvento rispetto all’obbedienza fedele a Dio.

“Io credo in Dio e nelle riunioni di chiesa che frequento ogni domenica.”

“Io credo in Dio e nella possibilità di vivere come voglio io”

“Io credo in Dio e nel bisogno di di avere una vita piena di comfort”

“io credo in Dio e nell’approvazione che posso avere dalle persone”

“io credo in Dio e in ciò che provo”

“io credo in Dio e ciò che è logico per me”

Tutto ciò che equipariamo ingiustamente a Dio rivela il nostro idolo e la causa della nostra fuga da Dio.

Secondo Giona il piano di grazia e di salvezza di Dio poteva esprimersi solo in Israele e solo tra gli ebrei. Secondo Giona Dio poteva operare solo in Israele e solo nella città santa (ed è doppiamente ironico, perché lui era un profeta nel Regno del Nord, il regno ribelle che non adorava più a Gerusalemme ma a Samaria).

Giona forse pensava veramente che allontanandosi da Israele si sarebbe allontanato da Dio anche se un conoscitore delle Scritture come lui, come vedremo nel capitolo 2, avrebbe dovuto ricordarsi le parole del salmo di Davide:

Salmo 139:7 Dove potrei andarmene lontano dal tuo Spirito, dove fuggirò dalla tua presenza? 8 Se salgo in cielo tu ci sei; se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là. 9 Se prendo le ali dell’alba e vado ad abitare all’estremità del mare, 10 anche là mi condurrà la tua mano e mi afferrerà la tua destra.

Una cattiva teologia, una teologia macchiata da preconcetti umani porta a conclusioni errate che possono causare terribili sbagli e peccati.

11 Poi gli dissero: «Che dobbiamo fare di te perché il mare si calmi per noi?» Il mare infatti si faceva sempre più tempestoso. 12 Egli rispose: «Prendetemi e gettatemi in mare, e il mare si calmerà per voi; perché io so che questa gran tempesta vi piomba addosso per causa mia». 13 Tuttavia quegli uomini remavano con forza per raggiungere la riva; ma non riuscivano, perché il mare si faceva sempre più tempestoso e minaccioso. 14 Allora gridarono al SIGNORE e dissero: «SIGNORE, non lasciarci perire per risparmiare la vita di quest’uomo e non accusarci del sangue innocente; poiché tu, SIGNORE, hai fatto come ti è piaciuto».

A questo punto i marinai chiedono a Giona cosa fare. La risposta di Giona sembra quella di un valoroso eroe: Prendetemi e gettatemi in mare.

Sono invece propenso a pensare che sia una risposta vigliacca. Giona è in fuga è finora Giona ha disubbidito a Dio, non ha pregato per la tempesta e anche in questa affermazione non c’è accenno al Signore o accenno di pentimento. Sembra quasi propenso a morire, un atteggiamento che tornerà nel libro.

Piuttosto che pentirsi e invocare il Signore, piuttosto che dire al Signore che avrebbe accettato la chiamata ad andare a Ninive Giona è disposto a morire mentre dall’altra parte i marinai pagani cercano di evitare questa cosa remando con forza per raggiungere la riva. Visto che non riescono, invocano il Signore del profeta ribelle.

La prima preghiera al Signore, in questo libro, non è da parte del profeta, ma da parte dei pagani che invocano il Signore e cercano di evitare la morte di una persona che non conoscono, tutto l’opposto di Giona.

«Signore, non lasciarci perire per risparmiare la vita di quest’uomo e non accusarci del sangue innocente.

15 Poi presero Giona, lo gettarono in mare e la furia del mare si calmò. 16 Allora quegli uomini furono presi da un grande timore del SIGNORE; offrirono un sacrificio al SIGNORE e fecero dei voti.

La ribellione di Giona lo porta in fondo al mare. Non c’è limite al peggio. Da Gat-Efer giù verso Iafo, giù verso il fondo della nave e dal fondo della nave in fondo del mare.

Com’è il tuo cuore? E’ un cuore in fuga da Dio? E’ una fuga che ti sta portando sempre più in basso, sempre più verso il buio?

Giona è un libro dalle domande aperte. Il primo capitolo ci porta a chiederci: stiamo fuggendo da Dio?

Fatti questa domanda mentre osservi Dio che continua ad operare. Il primo capitolo si apre con Giona che si rifiuta di andare dai pagani di Ninive e testardamente cerca di scappare da Dio e si conclude, con la solita ironia, con il Signore che non solo non abbandona Giona e lo insegue ma nel farlo trasforma la vita dei pagani che adorano e fanno voti al Signore.

Gli scacchi del Signore sono infinitamente più complessi, meravigliosi, insondabile dei nostri. Il profeta del Signore fugge dal Signore, ma il Signore lo insegue compiendo cose incredibili.

Quanto è grandioso Dio! Quanto è bello vedere come opera! Vuoi davvero fuggire da questo Dio?