Domenica scorsa abbiamo iniziato il libro di Giona e abbiamo visto come nel suo tentativo di fuga dalla presenza del Signore, Giona viene buttato in mare dai marinai pagani. Abbiamo lasciato Giona così, mentre sprofonda nel mare.
Giona 2:1 Il Signore fece venire un gran pesce per inghiottire Giona. Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.2 Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore, il suo Dio, e disse:
3 «Io ho gridato al Signore, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto; dalla profondità del soggiorno dei morti ho gridato e tu hai udito la mia voce. 4 Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto. 5 Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il tuo tempio santo?” 6 Le acque mi hanno sommerso, l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. 7 Sono sprofondato fino alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre; ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o Signore, mio Dio! 8 Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del Signore e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo. 9 Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; 10 ma io ti offrirò sacrifici con canti di lode, adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal Signore».
11 E il Signore diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona sulla terraferma.
Se vi chiedessi cosa succede in Giona 2, cosa mi direste? Cosa è successo a Giona?
Il Dio della preghiera
Stiamo assistendo alla partita di scacchi tra Dio e Giona. Dio si rivolge a Giona e gli ordina di andare a Ninive, Giona risponde partendo per Tarsis, nella direzione opposta. Dio insegue Giona con il vento e la tempesta, Giona risponde chiedendo ai marinai di buttarlo in mare piuttosto che pentirsi davanti al Signore. Invece di salire verso Ninive, Giona scende verso Iafo, scende nella nave, scende in fondo alla nave e poi viene buttato in fondo al mare.
Come sappiamo tutti il libro di Giona non finisce qui, non finisce con la giusta morte nel mare di Giona a causa del suo peccato. Infatti all’inizio del secondo capitolo leggiamo che il Signore fece venire un grande pesce per inghiottire Giona. Ora, l’obiettivo del testo non è cercare di capire se un pesce sarebbe in grado di inghiottire un uomo, quale pesce sarebbe adatto e se è successo altre volte.
Il capitolo 2 inizia con il Signore che fa venire il pesce e si conclude con il Signore che ordina al pesce di vomitare Giona. In tutto il libro di Giona la natura obbedisce semplicemente agli ordini di Dio.
Il Signore scatena il gran vento e la tempesta e poi la calma al capitolo 1, il Signore comanda il pesce nel capitolo 2, il Signore fa crescere in 1 un giorno il ricino 1 in 1 giorno lo secca usando il vento nel capitolo 4.
L’obiettivo non è capire come queste cose succedono, ma osservare il Dio che compie queste azioni..
E il Dio che compie queste azioni grandi e incredibili è il Dio che Giona conosce bene. Giona conosce bene questo Dio perché non soltanto è un profeta ma anche perché nella sua preghiera Giona cita tanti brani diversi dell’antico testamento, soprattutto i salmi.
Guardando a Giona 2 non possiamo rimanere meravigliati davanti a questo Dio.
Un Dio che non lascia morire Giona nel mare, un Dio che usa il suo creato per risparmiare la vita di Giona. Anche se non siamo mai stati inghiottiti da un pesce, come credenti possiamo lodare il Signore perché non ci distrugge quando scappiamo e ci ribelliamo a lui.
E poi un Dio disposto ad ascoltare la preghiera del profeta in fuga dalla presenza del Signore, v.3 “Io ho gridato al Signore… ed egli mi ha risposto”. Che bello che il Signore ascolta le nostre preghiere, non è vero?
E poi un Dio, v. 7, che Giona può continuare a chiamare come suo Dio. Che incredibile incoraggiamento. Il Signore non viene meno al suo patto, non si dimentica del suo popolo. La mia relazione con Dio non è basata sulla mia bravura o le mie capacità, ma alla base c’è l’impegno incrollabile che Dio ha preso verso di me.
Infine un Dio, come giustamente proclama Giona alla fine della sua preghiera, v.10, da cui viene la salvezza. La salvezza viene dal Signore! Quante volte abbiamo citato Giovanni 3:16: Poiché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna.
Domenica dopo domenica annunciamo a chi è ancora perso che solo in Cristo c’è salvezza e domenica dopo domenica ricordiamo che la nostra salvezza è il frutto dell’opera di Cristo.
La salvezza viene dal Signore, è la conseguenza della sua volontà e delle sue azioni.
La preghiera di Giona
Che incredibile preghiera! Un commentario su Giona scrive:
Con un ultimo grido di esultanza, Yahweh viene riconosciuto come Salvatore. Questo è il culmine del salmo. Giona è ora, in modo assoluto, un uomo salvato che ha assaporato la grazia di Yahweh e che è stato liberato dalla giusta punizione per la sua disobbedienza. È in questo ruolo radicalmente nuovo che Yahweh si rivolgerà nuovamente a lui… ora è un uomo nuovo, una nuova creatura.[1]
Un uomo nuovo, un uomo che è stato trasformato dalla grazia di Dio. Ma è davvero così?
Voglio notare insieme a voi 10 aspetti della preghiera di Giona che mi fanno pensare che non sia così:
- La preghiera non parla di pentimento. In tutta la preghiera Giona non fa alcun accenno ad un suo pentimento, al problema del suo peccato, della sua fuga dal Signore.
- La preghiera non parla di Ninive. In tutta la preghiera Giona non fa alcun accenno a Ninive né tantomeno afferma di voler accettare la chiamata di Dio.
- La preghiera è diretta verso il tempio (vv. 5, 8, 10). Sembra quasi che Giona stia dicendo al Signore: OK Signore, ci abbiamo provato. Tu hai voluto mandarmi a Ninive io sono andato nella direzione opposta. Ora torno a Gerusalemme e amici come prima.[2]
- La preghiera è piena di citazioni. Tutta la preghiera è piena di citazioni, soprattutto dei salmi. Ovviamente non c’è nulla di male ad usare la Bibbia o i salmi per la propria preghiera, anzi. Molto spesso preghiamo preghiere che non sono per nulla allineate con la Parola. Però sembra quasi che Giona ripeta a memoria parole che ha imparato.
- La preghiera sembra di un uomo giusto. La preghiera sembra essere un salmo da parte di un uomo di Dio ingiustamente perseguitato, come capitato tante volte a Davide, salmo 17 per esempio inizia così:
O Signore, ascolta ciò che è giusto,s ii attento al mio grido; porgi orecchio alla mia preghiera, che non viene da labbra ingannatrici.
Ma Giona non è un uomo ingiustamente perseguitato, è un uomo giustamente perseguitato per aver disubbidito al Signore e per essere fuggito da Dio. Tante citazioni riprendono la sofferenza di Davide, per esempio quando era perseguitato da Saul. Davide era sincero davanti a Dio, ma Giona?
- Nella preghiera Giona accusa il Signore. V.4: tu mi hai gettato nell’abisso, v.5 sono cacciato lontano dal tuo sguardo. Ma non era stato Giona ad offrirsi per essere buttato in mare? Non era stato Giona a fuggire lontano dalla presenza e lo sguardo del Signore?
- La preghiera rivela il suo disprezzo per gli stranieri. Il versetto 9 è uno dei pochi segmenti originali della preghiera di Giona. E cosa dice Giona? Cosa rivelano le parole del cuore di Giona? Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia. Di chi sta parlando Giona? Molto probabilmente degli stranieri. Giona vede senza problemi l’idolatria degli altri uomini, ma non riconosce la sua idolatria. “Giona ancora si sente giusto. Ancora pensa di meritare la grazia più di Ninive…Anche nella sua preghiera, Giona si paragona agli altri. Lui ha ridotto al minimo il proprio peccato, mentre ingrandisce i peccati degli altri.”[3] In tutto questo Giona non riesce a vedere che lui promette di offrire canti di lode e voti al Signore, mentre i pagani lo hanno già fatto alla fine del cap. 1.
- La preghiera di Giona è Giona-centrica. “Giona inizia la sua preghiera citando il primo versetto del Salmo 120 , che recita: ” Il Signore nella mia angoscia ho invocato”. Giona, tuttavia, cambia l’ordine delle parole. … “Nella mia angoscia ho invocato il Signore “. Giona sposta il nome di Dio alla fine della frase e la propria azione all’inizio. Giona era concentrato su se stesso e su ciò che stava facendo. Un cambiamento sottile, ma che dà inizio al tono e allo schema per il resto del capitolo.
Giona passa gran parte della preghiera a descrivere e lamentarsi della sua situazione e poi al v. 8 dice “io mi sono ricordato del Signore”. Quasi a voler dire: se non ci pensavo io a pregare, il Signore si sarebbe certamente dimenticato di me. Assurdo! Giona è nel pesce ed è vivo grazie a Dio!
In questa preghiera, Giona descrive tutte le cose ingiuste che gli sono capitate, in questa preghiera Giona parla a lungo di se stesso e Dio sembra essere uno strumento da utilizzare a proprio piacimento per uscire da una situazione spiacevole.
La preghiera di Giona si conclude proprio come era iniziata. Egli cita il Salmo 3,8, che recita: «A Yahweh appartiene la salvezza». Ancora una volta, Giona inverte l’ordine delle parole e proclama: «La salvezza appartiene a Yahweh». Il nome di Yahweh è l’ultima parola della preghiera di Giona. La preghiera di Giona rifletteva la realtà della sua vita: Giona veniva prima, Yahweh dopo.
- Il contesto della preghiera. Nel capitolo 1 Giona scappa, nel capitolo 3 Giona predica malvolentieri a Ninive, nel capitolo 4 Giona si arrabbia con Dio. Giona 2, calato nel suo contesto più ampio, ci porta a pensare che il profeta non si è ravveduto.
- La reazione del Signore alla preghiera. Nella partita a scacchi tra Dio e Giona, Giona ha appena pregato, dopo aver aspettato per ben 3 giorni nel pesce buio e puzzolente. Ora tocca al Signore. Il Signore non parla a Giona, non risponde alle sue parole. Il Signore non risponde al profeta, ma lo vomita: 11 E il Signore diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona. Dio non lascia il profeta, Dio non libera il profeta, Dio vomita il profeta.
Il cuore di Giona
Credo che la preghiera di Giona non riveli il suo pentimento, il suo ravvedimento, la sua trasformazione da personaggio negativo a positivo. Se c’è del pentimento, è ancora minimo.
La preghiera di Giona continua a mostrare il suo peccato, la sua teologia sbagliata, la sua ribellione, il suo odio.
Il libro di Giona ci mette di fronte a delle scomode verità. Giona 2 ci dice che non basta pregare per essere apposto con il Signore. Non basta leggere la Bibbia. Non basta andare in chiesa. Non basta fare volontariato. Non basta essere meno peggio degli altri. Non basta dire “ma tanto non ho ammazzato nessuno.” Possiamo fare tutte queste cose e comunque essere lontani dal Signore.
Nella sua preghiera Giona è vittimistico ed egocentrico.
Vittimismo
Il vittimismo si manifesta quando ci concentriamo solo sulle cose che negative che accadono a noi, quando parliamo solo delle difficoltà che viviamo e lo facciamo giustificando il peccato. Hai mai pensato o detto “sto peccando ma è davvero impossibile non farlo, succedono tutte a me?”.
Il vittimismo ci porta a pensare che siamo delle vittime innocenti in un mondo difficile e che quindi meritiamo tutta l’attenzione, la comprensione, la cura che vogliamo. Il vittimismo porta a pensare solo a se stessi, perché solo noi stiamo soffrendo e tutti devono notare questa cosa e devono accettare i nostri sbagli. Il vittimismo porta a giudicare quello che fanno gli altri e porta ad un atteggiamento passivo-aggressivo nei confronti di chi è sopra di noi, chi è al nostro stesso livello, e chi è sotto di noi.
Al grido di “mai una gioia” abbiamo trasformato il vittimismo in uno stile di vita da difendere e divulgare.
Superficialmente diciamo “la salvezza viene dal Signore” ma vittimisticamente pensiamo “sono single e non ho nessuno”, “sono sposato ma con la persona sbagliata”, “il posto di lavoro è un luogo ingiusto e difficile”, “in chiesa nessuno si interessa a me” e giustifichiamo così il nostro peccato, le nostre dipendenze, la nostra apatia, il nostro scarso impegno nelle cose.
Accusiamo Dio perché non è giusto e non ci aiuta come vorremmo, invece di inginocchiarci, confessare davanti al Dio onnipotente il nostro peccato e chiedere perdono.
Non sto dicendo che le sfide della vita non siano difficili e che non c’è spazio per il lamento davanti al Signore. Sto parlando di un vittimismo che impedisce di avvicinarci con un cuore onesto davanti al Signore e accogliere la sua guida, la sua cura, il suo amore. Non si tratta di fare uno scatto mentale, di trovare dentro di sè le risposte ma di andare a Dio: La salvezza viene dal Signore
Egocentrismo
L’altro aspetto della preghiera di Giona è l’egocentrismo. L’egocentrismo si manifesta quando al centro di tutto mettiamo noi, le nostre capacità, il nostro talento, il nostro pensiero. Quando riteniamo che il nostro giudizio sia migliore di tutto e di tutti, anche del giudizio di Dio stesso.
è l’atteggiamento di Giona (9 Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; 10 ma io …) ed è l’atteggiamento tipico dei farisei ai tempi di Gesù: io non sono come loo.
L’egocentrismo porta ad innalzare se stessi e a giudicare dall’alto in basso gli altri. L’egocentrismo porta a razionalizzare e giustificare i nostri sbagli e a condannare aspramente quello degli altri. L’egocentrismo porta al vanto di se stessi.
Mettiamo noi al centro e giustifichiamo i nostri atteggiamenti sbagliati, giustifichiamo i tratti del carattere più spigolosi, giustifichiamo la nostra mancanza di sottomissione e la nostra mancanza di umiltà.
Spesso l’egocentrismo porta a non accettare il parere e il consiglio dei nostri fratelli e sorelle o a non accettare l’autorità e la guida della chiesa locale e dei suoi leader.
Sia il vittimismo che l’egocentrismo sono legati al nostro orgoglio, che è la radice di ogni peccato.
John Piper ha detto:
Il vantarsi è la risposta dell’orgoglio al successo.
Il vittimismo è la risposta dell’orgoglio alla sofferenza.
Il vantarsi dice: “Merito ammirazione perché ho ottenuto così tanto”.
Il vittimismo dice: “Merito ammirazione perché ho sofferto così tanto”.
Il vantarsi è la voce dell’orgoglio nel cuore dei forti.
Il vittimismo è la voce dell’orgoglio nel cuore dei deboli.[4]
Molto probabilmente i primi lettori di questo libro avrebbero avuto lo stesso pensiero di Giona e sarebbero stati inclini a difendere e giustificare le azioni di Giona. Cosa facciamo davanti al nostro peccato?
Davide ha peccato tanto quanto Giona, se non di può. Ma dopo aver realizzato di aver peccato, pregò queste parole
Salmo 51:1 Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà; nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti. 2 Lavami da tutte le mie iniquità e purificami dal mio peccato; 3 poiché riconosco le mie colpe, il mio peccato è sempre davanti a me. 4 Ho peccato contro te, contro te solo, ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi.
Eccolo il vero pentimento: umile, senza vittimismo, che non accusa, che non giustifica, che non si innalza ma, anzi, è rivolto verso il Signore.
Giona e Gesù
La preghiera di Giona 2 non è una preghiera di sincero pentimento e ravvedimento. La preghiera di Gioia è una preghiera formale, una preghiera al vero Dio ma senza un vero ravvedimento.
Gioia 2 non parla di un uomo trasformato radicalmente dalla grazia di Dio. Giona 2 parla sì di grazia, ma della grazia di Dio nei confronti del suo popolo, un popolo dal collo duro, un popolo di peccatori orgogliosi e incalliti.
Ironicamente, Gesù cita Giona e lo prende come esempio: Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti (Matteo 12:40)
Ma non credo che Gesù prenda Giona come esempio positivo. Gesù si presenta come antitesi di Giona. Gesù fa quello che Giona rifiuta di fare.
Giona entra suo malgrado nel pesce, Gesù entra volontariamente nella tomba.
Giona pensa solo a sé stesso, Gesù pensa a fare la volontà del Padre.
Gesù non fa la parte della vittima, ma accetta di buon grado di morire per dei peccatori diventando la vittima per eccellenza.
Gesù non guarda dall’alto in basso quelli che sono diversi da lui, quelli che non hanno la vita perfetta come lui, quelli che sono contraddistinti dal peccato e da scelte sbagliate, ma li accetta.
Giona viene vomitato dal pesce, Gesù viene esaltato dalla tomba.
Guardando a Gesù, ringraziandolo per quello che ha fatto per noi, possiamo confessare tranquillamente il nostro peccato, possiamo pentirci, possiamo smettere di fare vittimismo e smettere di accentrare su di noi l’attenzione, e dire: Solo a Dio sia la gloria.
[1] Leslie C. Allen, The Books of Joel, Obadiah, Jonah, and Micah, 192.
[2] https://davidschrock.com/2018/04/05/a-repentant-prayer-or-a-faithless-fake-what-jonah-2-teaches-us-about-our-hearts/
https://davidschrock.com/2018/04/03/an-evidence-of-repentance-or-hypocrisy-why-does-jonah-2-cite-so-many-psalms/
https://www.youtube.com/watch?is=mEPEYVssNYeeWO1_&v=URknIX-SxjY&feature=youtu.be
https://www.thegospelcoalition.org/article/jonah-art-of-being-broken/
[3] Mike Brown, Grazia Inarrestabile, 42.
[4] https://www.thegospelcoalition.org/blogs/trevin-wax/the-seductive-sin-we-never-talk-about/

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