Giona 3 | Un profeta improbabile, un pentimento impensabile | Michel Di Feliciantonio

Stiamo osservando un’intrigante partita a scacchi. Da una parte il Signore, e dall’altra il suo profeta. Un profeta un pò particolare. Un profeta che risponde alle mosse del Signore in maniera inaspettata e ribelle. Abbiamo guardato insieme i primi due capitoli di Giona, nei quali il Signora chiama Giona, Giona fugge, il Signore lo insegue, i marinai pagani buttano Giona in acqua e poi lodano il Signore e il Signore salva il suo profeta con un pesce e dalla pancia del pesce Giona parla con il Signore.

Con il capitolo 3 si apre la seconda parte del libro di Giona. Vedremo nei due messaggi conclusivi che questa seconda parte ripete lo stesso pattern, lo stesso schema dei primi due capitoli. Il Signore ordina a Giona di partire per Ninive, Giona risponde, i pagani reagiscono e alla fine Giona parla con il Signore. 

Giona 3:1 La parola del Signore fu rivolta a Giona, per la seconda volta, in questi termini:

2 «Àlzati, va’ a Ninive, la gran città, e proclama loro quello che io ti comando». 3 Giona partì e andò a Ninive, come il Signore aveva ordinato. Ninive era una città grande davanti a Dio; ci volevano tre giorni di cammino per attraversarla. 4 Giona cominciò a inoltrarsi nella città per una giornata di cammino e proclamava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!»

5 I Niniviti credettero a Dio, proclamarono un digiuno e si vestirono di sacchi, tutti, dal più grande al più piccolo. 6 E poiché la notizia era giunta al re di Ninive, questi si alzò dal trono, si tolse il mantello di dosso, si coprì di sacco e si mise seduto sulla cenere. 7 Poi, per decreto del re e dei suoi grandi, fu reso noto in Ninive un ordine di questo tipo: «Uomini e animali, armenti e greggi, non assaggino nulla; non vadano al pascolo e non bevano acqua. 8 Uomini e animali si coprano di sacco e gridino a Dio con forza; ognuno si converta dalla sua malvagità e dalla violenza compiuta dalle sue mani. 9 Forse Dio si ricrederà, si pentirà e spegnerà la sua ira ardente, così che noi non periamo».

( 10 Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità e si pentì del male che aveva minacciato di far loro; e non lo fece.)

La seconda possibilità offerta a Giona

 

Alla fine del capitolo 2 il pesce vomita Giona sulla terraferma e Dio ordina una seconda volta a Giona di andare a Ninive.

 

Giona quindi riceve per la seconda volta la parola del Signore il quale gli comanda di partire verso Ninive, la grande città per proclamare il messaggio profetico. Questa volta Giona obbedisce al Signore, parte e va fino a Ninive quindi potremmo essere propensi a pensare che Giona sia un uomo diverso rispetto all’inizio del libro.

 

Domenica scorsa, però, abbiamo notato come il pentimento di Giona dalla pancia del pesce non sembrava essere completamente autentico. Giona prega si al Signore, ma con una preghiera formale che sembra nascondere un cuore che non si è davvero pentito.

 

Eppure Dio rivolge di nuovo la sua chiamata al suo profeta ribella. E’ bello, non è vero?, osservare Dio nel libro di Giona. Credo che Dio si stia mostrando paziente, misericordioso, lento all’ira. Dio dimostra ancora una volta di essere il Dio delle seconde possibilità. Un Dio che non si ferma davanti al nostro fallimento, ma che continua a chiamarci al suo servizio e alla sua presenza. 

 

Una volta arrivato a Ninive Giona inizia a predicare il suo messaggio. Giona 3 riassume il messaggio da lui annunciato con queste 7 parole: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta! (4).

 

Il messaggio di Giona presenta una dura realtà: 40 giorni e Ninive sarà distrutta. Giona non parla di pentimento, non parla di una seconda possibilità, dà la distruzione di Ninive come un dato di fatto. Giona non è un profeta che porta speranza, ma un profeta che offre distruzione. Netto è il contrasto con il Profeta Gesù, il quale viene accolto al grido di “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!»” (Giovanni 12:13)

 

Giona accetta di buon grado la seconda possibilità che ha ricevuto dal Signore. “Grazie Signore che mi ha risparmiato, grazie che non sono affogato nel mare, grazie che il pesce che hai mandato non è stato mandato per sbranarmi. E ora se proprio devo andare a Ninive andrò a Ninive e annuncerò loro che stanno per essere distrutti.”

 

Giona è grato al Signore per avergli offerto una seconda chance. Però non è altrettanto pronto ad offrire una seconda chance ai niniviti. Loro meritavano il giudizio di Dio, loro meritavano la distruzione del Signore, mentre lui meritava il perdono e la misericordia di Dio.

 

Giona è un personaggio incredibile perché ci rappresenta perfettamente. Noi, soprattutto noi credenti, spesso siamo molto più simili a Giona che ai marinai o ai niniviti della storia.

 

Quante volte anche noi siamo pronti ad accettare la misericordia di Dio ma non altrettanto inclini ad estendere la misericordia di Dio agli altri.

 

Giona minimizza il suo peccato e ingigantisce quello degli altri.

 

Come ha detto un pastore del 17esimo secolo (Richard Baxter): ” Siete voi stessi partecipi di quella grazia che offrite agli altri? Siete stati voi stessi convertiti a quel Dio che predicate? […] Molti possono accusare severamente gli altri, mentre assolvono facilmente se stessi; e molti sono pronti a condannare il peccato nel prossimo, mentre lo cullano nel proprio seno.”

Il pentimento dei niniviti

Nonostante il messaggio di poche parole di Giona succede qualcosa di incredibile: i Niniviti si pentono! Tutti i niniviti credono a Dio! Tutti, dal più grande al più piccolo. E’ una cosa fantastica! E’ come se oggi avessimo letto sui giornali tutta New York, o tutta Mosca o tutta Pechina si è ravveduta. Tutti: ricchi e poveri, malati e sani, delinquenti e gente comune, vittime e carnefici, tutti!

 

Come è possibile tutto questo. Perché i niniviti si pentono?

 

Forse Giona ha predicato ai Niniviti con la disposizione di cuore sbagliata, ma sicuramente ha messo in risalto l’ira del Signore a causa del grande peccato dei niniviti. Questa è sicuramente una cosa che possiamo imparare a Giona: il nostro annuncio deve tenere conto del giusto giudizio di Dio.

 

Un messaggio evangelistico che presenta solo l’amore di Dio, un amore senza condizioni né ripercussioni è tanto sbagliato tanto quanto un amore che parli solo del giudizio di Dio.

 

Ma è per questo motivo che i niniviti si pentono? Non credo sia così semplice, altrimenti basterebbe andare per le strade di Pisa e predicare il giudizio del Signore e tutti si convertirebbero. No, non è per questo motivo che tutti i niniviti credono a Dio e si pentono.

 

Non è nemmeno per la bravura di Giona che i niniviti si convertono. Ne le azioni né le parole di Giona sono particolarmente contabili. Giona dice poche parole, probabilmente controvoglia, e tutti si pentono. Giona, il profeta recalcitrante e ribelle, è il profeta di maggior successo della storia. Nemmeno Gesù sembra aver sperimentato durante la sua vita il pentimento di tutta una città.

 

Perché i niniviti si pentono?

 

Nel gennaio del 1907, scoppiò un risveglio durante una conferenza biblica a Pyongyang, oggi capitale della Corea del Nord. I partecipanti alla conferenza furono colti da una profonda convinzione di peccato, specialmente quando un predicatore li esortò a pentirsi del loro odio tradizionale verso i giapponesi. Naturalmente, i cristiani coreani avevano accettato le verità fondamentali del vangelo della grazia, eppure queste non erano penetrate abbastanza profondamente da permettere loro di perdonare i giapponesi. Si sentivano moralmente superiori a una nazione che consideravano oppressiva e crudele. Alla luce del vangelo, tuttavia, i coreani presenti alla conferenza videro che stavano davanti a Dio come peccatori e condannati allo stesso modo di tutti gli altri esseri umani, eppure salvati dalla pura e costosa grazia di Cristo. Questo fece svanire il loro orgoglio e la loro amarezza.

 

Tornarono alle loro case con una nuova volontà di pentirsi dei propri torti. Le persone andavano di casa in casa per risanare i rapporti e restituire gli oggetti rubati. I servizi di culto furono pervasi da una nuova potenza. Il risultato fu una crescita esplosiva della chiesa.[1]

 

Perché i nordcoreani si pentirono? Perché i niniviti si pentono?

 

Il pentimento dei niniviti trova la propria forza non nella bravura del profeta, ma nella potenza della Parola di Dio che si applica nei cuori delle persone grazie allo Spirito Santo. Il pentimento è una componente fondamentale della salvezza e la salvezza appartiene al Signore. Se le persone si pentono è perché Dio può realizzare questo incredibile cambiamento.

1.     Chiunque può pentirsi

 

Questo ci dovrebbe incoraggiare grandemente. Incoraggiare non ad essere come Giona, ma ad impegnarci nel nostro meglio nei nostri sforzi evangelistici confidando nel Signore.

 

Come ci ha giustamente ricordato Giona nel cap. 2, “la salvezza appartiene al Signore.” Quando parliamo con un non credente o quando parliamo con un nostro fratello o una nostra sorella, possiamo essere sereni nella consapevolezza che il cambiamento del cuore delle persone non appartiene a noi, ma appartiene al Signore.

 

Il pentimento dei Niniviti ci ricorda che tutti possono salvarsi, che non c’è peccato troppo grande davanti a Dio o cuore troppo duro e ribelle per Dio.

 

E questo vale non soltanto nell’evangelizzazione, ovvero quando condividiamo la buona notizia della salvezza in Cristo Gesù a chi ancora non la conosce, ma anche quando evangelizziamo fratelli e sorelle, quando esortiamo e incoraggiamo coloro che hanno già creduto nel Vangelo a credere ancora più profondamente nel Vangelo e a vivere di conseguenza.

 

A volte vorremmo che qualcuno che conosciamo si penta. I genitori conoscono molto bene questa sensazione, soprattutto quando un proprio figlio vive in maniera contraria alla volontà di Dio.

 

Altre volte viviamo a contatto con qualcuno della chiesa, o di un’altra chiesa, e vorremmo che quella persona si penta di un determinato peccato. Magari facciamo del nostro meglio per riprendere un determinato peccato o sbaglio con amore e verità ma questa cosa non viene recepita bene e non porta alcun cambiamento.

 

La salvezza appartiene al Signore, non proviamo a sostituirci al Signore nei nostri sforzi evangelistici perché i risultati sarebbero catastrofici.

 

Così come la salvezza anche il ravvedimento e il pentimento vengono dal Signore. Noi possiamo e dobbiamo impegnarci a fare la nostra parte e il Dio sovrano e onnipotente farà il resto, nei suoi tempi, secondo la sua volontà, per la sua gloria.

2.     Noi ci pentiremo?

 

Giona 3 dovrebbe ricordarci che chiunque può pentirsi. Ma dovrebbe fare anche qualcos’altro.

 

Notate insieme a me cosa fanno i niniviti:

  1. V.5 I niniviti credono a Dio, non mettono in dubbio la Parola di Dio che hanno sentito da Giona, non mettono in dubbio l’autorità di Dio il potere di Dio. I niniviti prendono sul serio Dio e la sua parola.
  2. I niniviti mostrano con le loro azioni la sincerità del loro pentimento: proclamano un digiuno, si vestono di sacco. Addirittura il re si spoglia del suo manto regale e si veste di sacco. I niniviti smettono di compiere malvagità: il decreto reale porta tutti a smettere di compiere qualsiasi azione. I niniviti erano abituati ad adorare idoli, a tortura e nemici,….per paura di compiere altre malvagità il decreto impone a tutti di non fare nulla, nemmeno camminare o mangiare e bere.
  3. I niniviti reagiscono subito al messaggio di Dio. Non aspettano l’ultimo dei 40 giorni, non aspettano il penultimo dei 40 giorni.
  4. I niniviti non fingono il pentimento. I niniviti sono sinceri. Guardate cosa dice il versetto 10 che approfondiremo settimana prossima: Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità e si pentì del male che aveva minacciato di far loro; e non lo fece.)

 

Aspetti bellissimi e concreti di un pentimento, un cambiamento di rotta totale e concreto, non solo a parole.

 

Il pentimento radicale e totale dei niniviti è in netto contrasto con il pentimento superficiale di Giona. Giona non ci mostra come pentirsi, i niniviti invece si.

 

Ora, sulla natura del pentimento dei niniviti ci sono due possibili interpretazioni. Alcuni credono che quello dei niniviti sia un pentimento salvifico, che i niniviti credettero a Dio e furono salvati dal Signore, quindi un giorno saremo con loro per sempre in paradiso.

 

Altri invece credono che quello dei niniviti sia stato un pentimento di opere. In altre parole che i niniviti riconobbero che il loro stile di vita, le loro azioni fossero malvagie e smisero di compierle e il Signore risparmiò le loro vite.

 

Possiamo discutere su quale dei due pentimenti crediamo sia avvenuto in Giona 3, ma quello che è importante è che ci sia stato un pentimento. Immaginate di essere i primi lettori di questo libro: proprio come Giona siete orgogliosi di essere il popolo di Dio, di essere il popolo eletto. Odiate profondamente i popoli nemici, i popoli che profano Dio e fanno soffrire il suo popolo. Ma siete anche un popolo che spesso si è ribellato a Dio. Un popolo che ha ascoltato tantissimi grandi profeti, profeti molto più santi e zelanti di Giona senza esservi pentiti veramente. E ora leggete questo libro nel quale viene riportato l’improbabile pentimento di Ninive, la grande città, la città colma di malvagità. Come avreste reagito?

 

Come reagite oggi al vostro peccato? Avete sentito centinaia di predicazioni, avete letto la Bibbia e pregato innumerevoli volte, avete frequentato la chiesa, campeggi e conferenze. Ma come reagite oggi?

 

Giona 3 quindi oltre a ricordarci che chiunque può pentirsi, ci porta a guardare al nostro cuore e vedere se noi siamo disposti a pentirci.

 

Guardando al pentimento dei niniviti possiamo cogliere l’occasione per pentirci di fronte ad un Dio misericordioso e amorevole, che ha sacrificato il suo unico figlio, il vero Profeta, per la nostra salvezza. Se i niniviti si sono convertiti grazie a Giona con tutte le sue imperfezioni, quanto più possiamo pentirci noi oggi grazie al messaggio di Cristo Gesù.

 

Quando il Signore, attraverso la sua Parola e con la potenza del suo Spirito Santo, ci mostra qualcosa di malvagio, quando di peccaminoso nella tua vita abbiamo l’incredibile opportunità di pentirci, di confessare il nostro peccato. Forse in questo momento il Signore ti sta aprendo gli occhi su qualcosa che lui vuole che tu cambi nella tua vita. Come reagirai? Cosa farai? Come cambierà la tua vita, praticamente?

 

 

 

SIGNORE MISERICORDIOSO, perdona tutti i peccati di questo giorno, della settimana, dell’anno; tutti i peccati della mia vita, degli anni giovanili, della maturità e della vecchiaia. Perdona le mie omissioni e le mie colpe, l’indole cupa, irritabile e iraconda; i peccati delle labbra, della vita e del mio cammino.

 

Perdona la mia durezza di cuore, l’incredulità, la presunzione, l’orgoglio; l’infedeltà verso le anime altrui, la mancanza di fermezza nella causa di Cristo e la carenza di zelo nel testimoniare la Sua gloria. Perdona l’aver recato disonore al Tuo grande Nome; l’inganno, l’ingiustizia e la falsità nei rapporti con il prossimo.

 

Perdona l’impurità in pensieri, parole e opere; la bramosia, che è idolatria; le sostanze indebitamente accumulate o imprudentemente sperperate, anziché consacrate alla gloria di Te, il Sommo Donatore. Perdona i peccati commessi nel privato e in famiglia, nello studio e nello svago, nei luoghi affollati; i peccati nello studio della Tua Parola e il tempo in cui l’ho trascurata. Perdona la preghiera offerta con irriverenza o freddamente negata; il tempo mal speso, l’aver ceduto alle insidie di Satana, l’aver aperto il cuore alle sue tentazioni e l’aver abbassato la guardia pur sapendolo vicino; l’aver soffocato lo Spirito Santo.

 

Perdona i peccati contro la luce e la conoscenza, contro la coscienza e i richiami del Tuo Spirito, contro la legge dell’eterno amore. Perdona ogni mio peccato, noto e ignoto, sentito e non sentito, confessato e non confessato, ricordato o dimenticato. Buon Signore, ascolta; e ascoltando, perdona.[2]

[1] Tim Keller, The Prodigal Prophet, Jonah and the Mystery of God’s Mercy, 86.

[2] The Valley of Vision: A Collection of Puritan Prayers and Devotions. 

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *