Giona 3:10, 4 | Irritato dalla Grazia di Dio | Michel Di Feliciantonio

Oggi è un giorno speciale, oggi è pasqua e se siete qui in chiesa molto probabilmente vi aspettate un
messaggio sulla pasqua. La vostra aspettativa non verrà delusa, anche se il testo che guarderemo
insieme non è un testo che vi aspettereste di leggere a Pasqua. Il testo in questione è Giona 4.
Oggi sei qui e potresti conoscere benissimo la storia di Giona. Oppure potresti essere qui e non
conoscere affatto la Bibbia. In entrambi i casi sei il benvenuto e in entrambi i casi Dio ti vuole
parlare.

https://youtu.be/WcbTs7iwej8?si=IGkXPJjtV3JSe92q
Quella di Giona è la storia di un profeta, ovvero un uomo che riporta alle persone un messaggio da
parte di Dio, un pò particolare. è la storia di un uomo religioso ma ribelle a Dio, ipocrita nei
confronti di Dio, scontento con Dio e oggi scopriremo finalmente perchè e come questo è legato
alla Pasqua. Quindi allacciatevi le cinture!
Pentimenti e mancanza di pentimento
Dove siamo arrivati nella nostra storia? Nei primi 3 capitoli Giona viene chiamato da Dio ad andare
a predicare a Ninive, la grande città malvagia e nemica di Israele. Giona pensa che questa sia una
pessima idea e quindi parte non per Ninive ma nella direzione opposta. Dio scatena una tempesta e
Giona viene gettato nel mare e Dio usa un pesce per salvarlo. Da dentro il pesce Giona prega a Dio,
ma in maniera abbastanza ipocrita. Il pesce vomita Giona sulla terraferma e Giona va finalmente a
Ninive, dove con pochissime parole annuncia la distruzione della città.
Domenica scorsa abbiamo lasciato i niniviti mentre si stavo pentendo della loro malvagità. E mentre
si pentivano e si convertivano speravano che Dio cambiasse idea e non distruggesse la loro città .
Cosa succede subito dopo? Il Signore effettivamente accoglie il pentimento, la conversione dei
niniviti. Leggiamo insieme:
Giona 3:10 Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità e si pentì del
male che aveva minacciato di far loro; e non lo fece.
Circa 7 mesi fa mi è capitato di ascoltare una predicazione su Giona 4. Non sapevo ancora che avrei
predicato su Giona quest’anno, ma il Signore evidentemente si.1
Grazie a quella predicazione ho potuto scoprire un particolare su Giona che non avevo mai notato
prima. Sono grato al Signore per tutti coloro che nel corso della storia della chiesa si sono impegnati
a studiare la Bibbia.
In questo versetto c’è un termine che nel testo originale ebraico si ripete due volte: il termine רַע
, ra`. Dio vide che i niniviti si convertivano dalla loro malvagità ( רַע , ra`). E Dio si pentì del male
( רַע , ra`).che aveva minacciato di fare. Tutti, in un certo senso, si stanno pentendo. I niniviti si
pentono della loro malvagità, Dio decide di non giudicare i niniviti a causa della loro malvagità.
1 https://www.youtube.com/watch?v=TB0Bpmwbka4&t=1491s
Poi subito dopo troviamo questo versetto:
4:1 Giona ne provò gran dispiacere e ne fu irritato.
Qual è secondo voi la parola per gran dispiacere? רַע , ra`.
Quindi cosa sta succedendo in questi versetti. Tutti si stanno pentendo del male o della malvagità:
gli animali a Ninive, i niniviti tutti dal più grande al più piccolo, persino Dio. Tutti si pentono ma
non Giona. Anzi, Giona risponde a questa notizia con della malvagità, reagisce malvagiamente a
questa notizia.
Un cuore irritato
In queste settimane abbiamo seguito la partita a scacchi tra Dio e Giona. Dio che chiama, Giona che
scappa. Dio che insegue, Giona che prega. Dio che chiama, Giona che ubbidisce a malavoglia,
Giona inizia a non sapere più bene come nascondere le sue intenzioni al Signore. Ha provato a
fuggire, e non ha funzionato. Ha provato a pregare a memoria, e non ha funzionato. Ha provato a
servire superficialmente Dio, e non ha funzionato.
E quindi qui, in questi versetti, vediamo che inizia a venire fuori il vero Giona: 4:1 Giona ne provò
gran dispiacere e ne fu irritato.
E quindi, ancora una volta, prega al Signore, come aveva fatto nel capitolo 2. Solo che questa volta
la sua preghiera sembra essere molto più sincere e autentica. Sentite cosa dice:
2 Allora pregò e disse: «O SIGNORE, non era forse questo che io dicevo, mentre ero ancora nel mio
paese? Perciò mi affrettai a fuggire a Tarsis. Sapevo infatti che tu sei un Dio misericordioso,
pietoso, lento all’ira e di gran bontà e che ti penti del male minacciato. 3 Perciò, SIGNORE, ti prego,
riprenditi la mia vita; poiché per me è meglio morire piuttosto che vivere».
Io lo sapevo che tu sei un Dio buono! Lo sapevo che sei un Dio misericordioso, pietoso, lento
all’ira! Sapevo che non avresti veramente distrutto questi stranieri che meritano solo la morte! Per
questo motivo sono scappato via, per questo motivo non ti ho ubbidito. Io voglio morire!
E’ una preghiera assurda: il profeta di Dio si lamenta della bontà di Dio! Giona dimostra non solo di
aver sprecato la prima possibilità datagli da Dio, ma anche la seconda possibilità. Giona è irritato.
Questo è il concetto che si ripete per tutto il capitolo che stiamo leggendo.
Come osa Giona parlare così al Creatore dell’universo? Tocca di nuovo a Dio a rispondere in questa
partita di scacchi, ma Dio non si scompone e fa una semplice domanda:
4 Il SIGNORE gli disse: «Fai bene a irritarti così?»
Il Signore nota che Giona è irritato ma non lo riprende, non lo accusa, non gli fa la lezione: gli
chiede semplicemente se questa sua ira fosse giustificata.
Dio si rivolge a Giona come un padre paziente. Giona invece è completamente frustrato da questa
situazione e quindi, come un adolescente pieno di rabbia, cosa fa? Non risponde ed esce sbattendo
la porta.
V. 5:
5 Poi Giona uscì dalla città e si mise seduto a oriente della città; là si fece una capanna e si riparò
alla sua ombra, per poter vedere quello che sarebbe successo alla città.
Giona esce dalla città e si piazza ad oriente: perché proprio ad oriente? Perché l’autore ci tiene a
segnalare questo particolare? E perché costruisce una capanna? Perchè non torna a casa? Cosa vuole
osservare Giona?
Giona spera che Dio cambi di nuovo idea, spera che la sua sfuriata sia servita per convincere il
Signore a distruggere i niniviti. Che situazione assurda: Giona è il profeta che vuole comandare
Dio, invece di ascoltare il messaggio di Dio. Quindi si siede ad oriente, e l’oriente in genere nel
libro della Genesi rappresenta un allontanamento dal Signore. Quindi metaforicamente ora Giona è
più a est, più lontano di Dio che la città malvagia e pagana che però si è pentita e si è avvicinata al
Signore.
Giona sta diventando davvero insopportabile. E quindi immaginiamo che ora Dio decida di usare i
pezzi sullo scacchiere per distruggere Giona. Invece no:
6 Dio, il SIGNORE, per calmarlo della sua irritazione, fece crescere un ricino che salì al di sopra di
Giona per fare ombra sul suo capo. Giona provò una grandissima gioia a causa di quel ricino. 7
L’indomani, allo spuntar dell’alba, Dio mandò un verme a rosicchiare il ricino e questo seccò. 8
Dopo che il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un soffocante vento orientale e il sole picchiò sul
capo di Giona così forte da farlo venir meno. Allora egli chiese di morire, dicendo: «È meglio per
me morire che vivere».
Che pazienza il Signore con Giona! Il Signore ancora una volta usa la natura per raggiungere il suo
profeta, come aveva fatto con il vento, la tempesta, il pesce in Giona 1. Il Signore fa crescere un
ricino che porta sollievo a Giona, forse anche troppo sollievo. Nel primo versetto Giona aveva
provato un grande dispiacere per il pentimento di Ninive, ora prova una grandissima gioia a causa
di una pianta. Qualcosa non torna nelle priorità di Giona.
Il ricino si secca e Dio fa soffiare un vento soffocante. Da dove viene questo vento? Da oriente, da
est. Ora, non sono un esperto di venti ma ho letto online che in genere i venti caldi che si trovano in
Iraq (ex Ninive) vengono in genere dal nord-ovest o dal sud-est, e non dall’est. Mentre a volte nella
Bibbia il vento orientale è un agente del giudizio di Dio.2
Quindi Giona è seduto a oriente della città in attesa del giudizio di Dio e il giudizio di Dio, il fuoco
di Dio, si manifesta sotto forma di un vento infuocato che però ha come obiettivo non tanto Ninive,
ma Giona stesso, che sviene e afferma ancora una volta in questo libro il suo desiderio di morire.
Giona meriterebbe anche di morire a questo punto, è davvero insopportabile. Invece Dio gioca
nuovamente una mossa già effettuata prima, e ripete a Giona la domanda di prima:
9 Dio disse a Giona: «Fai bene a irritarti così a causa del ricino?»
2
https://biblehub.com/topical/naves/w/wind–east–hot_and_blasting_in_egypt.htm#:~:text=This%20imagery%
20underscores%20the%20wind’s,of%20divine%20power%20and%20judgment.
Giona, fai bene ad arrabbiarti così? Dio ripete la domanda. La prima volta Giona non aveva
risposto, ma era andato via. Questa volta risponde:
Egli rispose: «Sì, faccio bene a irritarmi così, fino a desiderare la morte».
Ecco finalmente che Giona mostra finalmente il suo pensiero. Dopo la fuga, dopo la preghiera, dopo
l’annuncio a Ninive finalmente Giona si lascia andare. Gione è irritato, talmente irritato da
desiderare la morte.
E’ irritato nei confronti di Dio: i suoi piani, i suoi tempi, la sua guida, il suo carattere, il suo cuore,
la sua grazia. Il cuore di Giona è irritato a causa della grazia di Dio.
La grazia di Dio
10 Il SIGNORE disse: «Tu hai pietà del ricino per il quale non ti sei affaticato, che tu non hai fatto
crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito; 11 e io non avrei pietà di Ninive, la gran
città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra
dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?»
Nei versetti 10-11 abbiamo l’ultima mossa di Dio di questa lunga partita di scacchi. In questi
versetti Dio muove il suo ultimo pezzo e fa scacco matto. Dio dimostra tutta la sua grazia, tutto il
suo amore, tutta la sua bontà non solo nei confronti di Ninive, la grande città piena di malvagità, ma
anche nei confronti del suo profeta, il grande fallimento. Un profeta che ha rincorso, ripreso, istruito
come Padre amorevole, paziente, lento all’ira.
Sono convinto che il Signore volesse il pentimento dei niniviti, ma il motivo per cui ha scelto Giona
è perchè Dio voleva che non soltanto i niniviti potessero sperimentare la sua grazia, ma anche
Giona. Dio amava così tanto Giona da permettere la tempesta, il vento, l’annuncio profetico, il
ricino, il vento caldo per portare Giona a smascherare il suo cuore irritato e confrontarlo con la
grazia di Dio.
La storia si conclude così. Non sappiamo se e come Giona abbia risposto. Non sappiamo se ha
accettato la riprensione di Giona, non sappiamo se ha goduto della grazia di Dio.
E quando si conclude il libro di Giona realizziamo che Giona in fin dei conti siamo noi. Fino ad ora
abbiamo guardato al libro di Giona come ad una storia su Giona, ma alla fine del 4 capitolo
capiamo che l’ultima pagina del libro in realtà è uno specchio e in questa pagina vediamo riflesso il
nostro volto. Noi siamo Giona.3
Noi come Giona scappiamo quando Dio ci chiama.
Noi come Giona facciamo finta di pregare quando le cose vanno male ma lo facciamo in maniera
ipocrita.
3 Tim Keller ha fatto notare che Giona è molto simile alla parabola del figliol prodigo. Nei primi 2
capitoli, Giona scappa come il figlio ribelle. Poi, negli ultimi 2 capitoli, Giona diventa il figlio
maggiore, che fa le cose giuste ma con il cuore sbagliato. Noi siamo Giona.
Noi come Giona, serviamo malvolentieri quando siamo chiamati ad amare i nostri nemici, ad
accogliere chi è diverso da noi, a collaborare con chi non la pensa come noi o chi non ci sta
simpatico.
Noi come Giona ci arrabbiamo nei confronti di un Dio misericordioso, pieno di grazia che estende
la sua grazia e la sua provvidenza a tutti i tipi di persone.
Carnalmente siamo portati a non apprezzare e riconoscere la bontà di Dio, la sua grazia, la sua
autorità. Ci irritiamo nei confronti di Dio e nei confronti della sua grazia.
Ci irritiamo se Dio è buono con chi ci ha fatto soffrire e ferire.
Ci irritiamo con Dio se Dio permette il successo di persone che secondo noi non lo meritano.
Ci irritiamo con Dio se non agisce come noi vorremmo.
Ci irritiamo con Dio quando la vita non va come avevamo sognato.
Il nostro cuore è il cuore di Giona. Noi siamo irritati contro Dio.
E Dio come risponde alla nostra ribellione, alla nostra rabbia? Non distruggendoci per la nostra
presunzione, ma mandando il suo unico Figlio per salvarci.
La venuta di Gesù su questa terra, la sua incarnazione per vivere in mezzo a noi, ci mostrano la
grandezza della grazia di Dio. Dio non ci ha mandato Giona, ma ha deciso di mandarci il suo unico
Figlio, il Profeta perfetto, dal cuore mansueto e umile, disposto ad accogliere e perdonare. E noi
come abbiamo reagito?
Lo abbiamo inchiodato su una croce di legno. E non serve a niente dire “ma noi non eravamo
nemmeno nati 2000 anni fa!”. Noi avremmo fatto la stessa cosa. Il nostro peccato, la nostra rabbia
nei confronti di Dio e della sua grazia ci avrebbe portato a fare la stessa cosa.
La croce smaschera il nostro cuore irritato nei confronti di Dio tanto quanto Ninive ha fatto con
Giona.
Quella croce sulla quale Gesù, senza peccato, è stato inchiodato, dopo essere stato flaggellato. Ma il
dolore fisico non è stato nulla rispetto a dover subire il giudizio di Dio. Mentre era appeso alla
croce, Cristo ha gridato a gran voce queste parole:
«Elì, Elì, lamà sabactàni?», cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo
27:46).
Qual è stata la risposta del Padre? Un silenzio assordante. Per la prima volta il Padre eterno non ha
risposto ad una richiesta del Figlio eterno, per la prima volta la perfetta relazione armoniosa della
Trinità è stata interrotta e turbata.
Nonostante questo silenzio, il Signore Gesù sapeva che era nel pieno della volontà del Padre, che
stava sacrificando la sua vita per un’umanità che proprio come Giona e proprio come i niniviti non
sa distinguere la loro destra dalla loro sinistra, un’umanità che vive nel peccato senza riuscire ad
uscirne. Un’umanità irritata dalla grazia di Dio.
Giona si irrita perché Dio risparmia i nemici, Gesù muore proprio per quei nemici.
Poco dopo 28… Gesù, sapendo che ogni cosa era già compiuta, affinché si adempisse la Scrittura,
disse: «Ho sete». 29 C’era lì un vaso pieno d’aceto; posta dunque una spugna imbevuta d’aceto in
cima a un ramo d’issopo, l’accostarono alla sua bocca. 30 Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse:
«È compiuto!» E chinato il capo rese lo spirito.
Gesù, il Figlio di Dio che muore. Dio che mostra la sua infinita grazia sacrificando suo Figlio per
noi. Ma come con Giona nel pesce, la storia di Gesù non finisce qui.
28 Dopo il sabato, verso l’alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria
andarono a vedere il sepolcro. 2 Ed ecco, si fece un gran terremoto, perché un angelo del Signore,
sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra [dell’entrata] e vi sedette sopra. 3 Il suo aspetto era
come di folgore e la sua veste bianca come neve. 4 E, per lo spavento che ne ebbero, le guardie
tremarono e rimasero come morte. 5 Ma l’angelo si rivolse alle donne e disse: «Voi, non temete;
perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso. 6 Egli non è qui, perché è risuscitato come
aveva detto; venite a vedere il luogo dove giaceva [il Signore]. 7 E andate presto a dire ai suoi
discepoli: “Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, ve l’ho
detto».
La Pasqua ci ricorda che Gesù non solo è morto, ma è anche risorto. Gesù ha sconfitto il nostro
peccato. Siccome Cristo è risorto, allora possiamo lasciare la nostra arroganza, la nostra ribellione,
le nostre lamentele e celebrare Cristo, adorarlo, ringraziarlo perché mentre eravamo ancora suoi
nemici, Cristo è morto per noi e poi è risorto per noi, ponendo fine al regno tirannico del peccato
nelle nostre vite.
Giona si conclude con una domanda da parte da Dio. E anche io voglio concludere con una
domanda:
La grazia di Dio ti irrita o ti meraviglia?
Molti di noi siamo propensi a dire che il suo sangue, la sua morte, la sua resurrezione, la grazia di
Dio sia sufficiente, ci riempia di meraviglia e di adorazione.
Ma allora perché ci arrabbiamo con Dio se le cose non vanno come vorremmo, perché ci
lamentiamo di continuo delle circostanze della vita, perché continuiamo a giocare con il peccato,
perché siamo così suscettibili, perchè siamo così orgogliosi, perché siamo così intimoriti, perché
dedichiamo così poco tempo e poche risorse all’avanzamento del suo Regno?
Hai conosciuto personalmente questo Cristo morto e risorto? Oggi puoi lasciare la rabbia che senti
dentro di te e accettare la sua grazia e il suo amore. La grazia di Dio ti irrita o ti meraviglia?
Molti di noi hanno conosciuto personalmente Dio, ma come Giona, forse alcuni di noi per troppo
tempo hanno convissuto con l’orgoglio, con l’egoismo, con una spiritualità di facciata. Forse
abbiamo convissuto con rabbia nei confronti di Dio, il suo carattere, il suo piano. Oggi hai la
possibilità di ravvederti, di riconsacrare tutta la tua vita al Signore. Non sprecare questo momento!
La grazia di Dio ti irrita o ti meraviglia?
Dio ha dimostrato la vastità del suo amore, della sua bontà, della sua grazia attraverso Cristo Gesù.
Quello che abbiamo ricevuto in Cristo Gesù, il perdono dei peccati, la nuova vità, la nuova identità,
una speranza eterna ed una relazione eterna con Dio ci porta a lodarlo, ringraziarlo, adorarlo, perché
grazie a Gesù eravamo ciechi, ma ora vediamo, eravamo malati e siamo stati guariti.
La grazia di Dio ti irrita o ti meraviglia?

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