Abbiamo appena cantato:
Tutto a Cristo io m′arrendo
Tutto a Cristo il cuore do
Da Lui solo io dipendo
Dacché Egli mi salvò
Basterebbe questa singola strofa. Non siamo di fronte ad una sdolcinata canzone d’amore nella
quale facciamo promesse che non possiamo mantenere, ma di fronte ad un impegno di resa totale e
incondizionati davanti al Dio, Cristo Gesù che si è incarnato, è nato, è venuto sulla terra per noi.
Seguire Gesù non è facile perché per seguire Cristo dobbiamo essere disposti a sacrificare ogni
cosa. La storia del giovane ricco è un bell’esempio di questo concetto.
Sacrificare la cosa più cara
Matteo 19:16 Ed ecco, un tale gli si avvicinò e disse: «Maestro [buono], che devo fare di buono per
avere la vita eterna?» 17 Gesù gli rispose: «Perché m’interroghi intorno a ciò che è buono? Uno
solo è il buono. Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18 «Quali?» gli chiese. E
Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso. 19
Onora tuo padre e tua madre, e ama il tuo prossimo come te stesso». 20 E il giovane a lui: «Tutte
queste cose le ho osservate [fin dalla mia giovinezza]; che mi manca ancora?» 21 Gesù gli disse:
«Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi,
vieni e seguimi». 22 Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti
beni. 23 E Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico in verità che difficilmente un ricco entrerà nel
regno dei cieli. 24 E ripeto: è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che
per un ricco entrare nel regno di Dio».
Ho letto recentemente la storia Helen Roseveare. Helen è stata una dottoressa credente la quale,
durante un convegno missionario dichiarò pubblicamente:
Andrò ovunque Dio voglia che io vada, qualunque sarà il prezzo da pagare”.
“In seguito, salii sulla montagna e mi misi a parlare con Dio. ‘Ok, Dio, oggi volevo dire proprio
quello che ho detto. Prosegui e rendimi più simile a Gesù, a qualunque costo. Ma per favore
(siccome mi conosco abbastanza bene), quando sento di non farcela più e grido: ‘Basta’, tu ignora
il mio ‘basta’ e ricordati che oggi ti ho chiesto di proseguire”.
Helen non sapeva come il Signore avrebbe risposto alla sua preghiera. All’età di 28 anni, nel 1953,
Helen partì come missionaria per il Congo.
Nei primi due anni, fondò una scuola di addestramento per infermiere insegnando a servire come
infermiere-evangeliste a donne che, a loro volta, avrebbero diretto cliniche e dispensari in varie altre
regioni.
Nell’ottobre del 1955 le fu chiesto di trasferirsi a sette miglia di distanza per gestire un lebbrosario e
rifugio per ragazze madri ormai abbandonato. Lavorando con gli africani del luogo, Helen aiutò a
trasformare il centro in un ospedale di 100 letti, servendo madri, lebbrosi e bambini, e gestendo una
scuola di addestramento per paramedici e 48 cliniche rurali. Al di fuori di queste strutture, non vi
erano altri presidi medici in un raggio di 250 km.
Il Congo divenne indipendente dal Belgio nel 1960 e nel 1964 scoppiò la guerra civile. Tutte le
strutture mediche che avevano fondato furono distrutte. Helen fu fra i dieci missionari protestanti
che vennero messi agli arresti domiciliari dalle forze ribelli per diverse settimane, dopo di ché
furono trasferiti e imprigionati.
Helen provò ad evadere, ma fu trovata, picchiata brutalmente, trascinata per i piedi, insultata,
maledetta.
Il 29 ottobre 1964 Helen Roseveare fu brutalmente stuprata. In seguito raccontò:
“In quella notte terribile, picchiata e ferita, terrorizzata e tormentata, incredibilmente sola, mi
sentii come se Dio mi avesse abbandonato. Sicuramente avrebbe potuto impedire che le cose
arrivassero a quel punto. Avevo raggiunto quella che ritenevo fosse la profondità della disperazione
e del nulla”.1
Seguire Gesù non è facile. Seguire Gesù non è facile perché Gesù ha l’autorità e anche l’incredibile
capacità di chiederci di sacrificare ciò che per noi è più importante.
Gesù è in grado di dire: io so qual’è il tesoro del tuo cuore, la cosa che più ti identifica, la cosa alla
quale sei più legato. Io voglio che sia disposta a sacrificarla per me.
Non sto dicendo che dobbiamo essere masochisti, o scellerati, o impulsivi. Sto dicendo che il
Signore ci può chiedere di sacrificare ogni cosa.
è una cosa che ritroviamo di continuo nella Bibbia:
– ad Abramo fù chiesto di sacrificare l’unico figlio
– a Mosè fù chiesto di sacrificare le ricchezze e i tesori d’Egitto
– a Raab fù chiesto di sacrificare l’intera città dove viveva
– a Davide fù chiesto di sacrificare anni della sua vita prima di essere finalmente incoronato re
– al profeta Osea fù chiesto di sacrificare la possibilità di avere una famiglia ideale
Pensate al protagonista della nostra storia. Sembra avere tutto quello che serve per seguire Gesù.
è giovane. Ovvero aveva gran parte della vita davanti a sé. Nel contesto giudaico-romano del primo
secolo un giovane era una persona tra l’adolescenza e i quaranta anni. Probabilmente era in salute,
sicuramente era in grado di camminare, di parlare, di ascoltare, di ragionare, di gestire tanti soldi.
Nel NT “la parola tradotta come “giovane/i” appare undici volte, descrivendo maschi nel pieno
del vigore fisico e della fase formativa delle decisioni.”2 Un uomo nel pieno della sua vita, una vita
da poter dedicare al Signore dell’universo.
è ricco. Aveva accumulato tanti beni, beni che potevano essere usati per il Regno del Signore.
è religioso. Osserva formalmente la legge, è un cittadino modello, è disciplinato, è organizzato.
2 https://biblehub.com/greek/3495.htm
1 https://www.coramdeo.it/articoli/donna-cui-mondo-non-degno-helen-roseveare/
Eppure quello che aveva era più importante di Gesù. Cosa aveva chiesto al versetto 16 il giovane a
Gesù? «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?
Ci piace seguire le vite dei cosiddetti VIP. Persone famose, ricche, in salute, belle, talentuose,
spirituali. Ci piace pensare che abbiano tutto quello che si può desiderare. Come il giovane ricco,
che però era schiavo di quello che possedeva. Schiavo della sua giovinezza. Schiavo dei suoi beni.
Schiavo della sua religione. Aveva tutto per essere un ottimo discepolo di Cristo, aveva tantissimo
potenziale ma non è stato disposto a sacrificarlo per seguire Gesù e la sua missione.
Giovani, cosa state facendo con la vostra vita? Siete schiavi della vostra vita? Avete così tanto da
offrire se solo siete disposti a sacrificare tutto per Cristo.
Ma è una domanda che vale anche per noi meno giovani. Siamo disposti a sacrificare tutto per
Cristo? Che cosa ti sta chiedendo di sacrificare il Signore? Un sogno, una relazione, un peccato? E
cosa stai dicendo alla richiesta del Signore?
Andando ancora di più nel pratico. Questa storia ci mostra quanto sia difficile essere ricchi, come
tutti noi lo siamo, e seguire il Signore. Siamo pronti a donare tutto, tutti i nostri beni?
Stiamo donando al Signore e alla sua opera come se tutto appartenesse a lui o stiamo donando le
briciole dei nostri avanzi?
A Dio ogni cosa è possibile
25 I [suoi] discepoli, udito questo, furono sbigottiti e dicevano: «Chi dunque può essere salvato?»
26 Gesù, fissando lo sguardo su di loro, disse: «Agli uomini questo è impossibile; ma a Dio ogni
cosa è possibile».
L’episodio con il giovane ricco e la spiegazione di Gesù, secondo cui è impossibile per un giovane
ricco benestante salvarsi, lascia sbigottiti, attoniti i discepoli. Chi quindi potrà salvarsi?
Se ci guardiamo attorno e osserviamo i nostri amici, i nostri colleghi, i nostri vicini realizziamo
anche noi che salvarsi per i giovani ricchi è veramente difficile.
Abbiamo case con letti, cibo, bagni, docce. Abbiamo macchine, biciclette, motorini e mezzi
pubblici per spostarci. Abbiamo cellulari e computer con internet e stampanti. Abbiamo
abbonamenti per palestre, cinema, piattaforme streaming. Abbiamo strumenti musicali, libri,
attrezzi. Rinunciare a queste cose è difficile e anche per questo motivo tanti in Italia decidono di
non seguire Gesù. La missione in Italia è difficile perchè seguire Gesù per molti è troppo difficile.
è più facile che un cammello passi per la cruna d’un ago che un ricco entrare nel regno dei cieli.
Questa è la realtà dei fatti.
Eppure Gesù non si rifiuta di parlare con il giovane ricco. Risponde alle sue domande. Gli offre la
risposta giusta.
Gesù non dice al giovane ricco che è più facile che il cammello passi per la cruna d’un ago. Lo dice
ai discepoli dopo che il giovane è andato via. Gesù chiede al giovane ricco di sacrificare tutto per
lui, Gesù dona al giovane la possibilità di essere salvato.
Perchè? Perché a Dio (26) ogni cosa è possibile. La salvezza appartiene al Signore. Umanamente è
impossibile salvarsi. Era impossibile per il giovane ricco ma è impossibile anche per me e per te.
Ma Dio ha reso possibile la nostra salvezza mandando Gesù su questa terra.
La salvezza non si acquista, non si conquista, non si merita, la salvezza si riceve. Non sei ancora
salvo? Rinuncia ad ogni cosa, rinuncia alla tua stessa vita e ricevi il dono della salvezza da Dio.
Sei stato salvato per grazia quando hai realizzato che non avevi nulla da offrire? Ringrazia di nuovo
Dio, oggi. Lodalo per la sua salvezza. Adoralo perchè te l’ha donata senza chiederti di fare nulla.
Servilo dicendo: Signore, io sono pronto a sacrificare ogni cosa per te e per il tuo regno.
Forse stai servendo il Signore, ma quello che ti chiede di sacrificare ti sembra troppo. Forse quando
hai accettato il Signore pensavi che sarebbe stato più facile, che sarebbe stato più bello. Forse non ti
immaginavi di dover soffrire a causa della solitudine, della depressione, del peccato, delle delusioni.
Pensa che Gesù ha sofferto tutte queste cose, pensa che Cristo ha sofferto molto più di te, in modo
che tu possa essere salvato.
Vivi mettendo in pratica: tutto a Cristo io mi arrendo. Gesù è sufficiente. è una gioia poter essere
incluso tra coloro che portano avanti la sua missione.
Si, perchè in questa occasione è Gesù che parla al giovane ricco, e gli offre la possibilità di salvarsi.
Ma dopo la morte, la resurrezione e l’ascensione, Gesù ora parla attraverso i suoi discepoli. Quei
discepoli che erano con lui, come Pietro e Giovanni, iniziarono a predicare il Vangelo di Gesù
offrendo alle persone la possibilità di salvarsi.
In quel tempo “La Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava
grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede.” (Atti 6:7)
Il Signore ha parlato per mezzo degli apostoli, il Signore ha parlato per mezzo della sua chiesa nel
corso dei secoli, attraverso persone come Helen Roseveare. E il Signore vuole parlare attraverso di
te oggi. Vuole portare la sua salvezza alle persone di questa città, di questo paese, di questo mondo,
vuole portare la sua salvezza dove sembra impossibile perché a Dio nulla è impossibile.
Che ne avremo dunque?
27 Allora Pietro, replicando, gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito;
che ne avremo dunque?» 28 E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione,
quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi che mi avete seguito
sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. 29 E chiunque avrà lasciato case,
o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, [o moglie,] o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà
cento volte tanto ed erediterà la vita eterna. 30 Ma molti primi saranno ultimi e gli ultimi, primi.
Vi è mai capitato di dire una cosa sbagliata in un momento sbagliatissimo? A volte facciamo
veramente fatica a dire delle frasi edificanti e ce ne usciamo con delle frasi di circostanza che fanno
più male che bene.
Ci sarebbero state tante cose belle, sagge, edificanti da dire dopo aver sentito Agli uomini questo è
impossibile; ma a Dio ogni cosa è possibile» (26). Pietro decide di dire questo: Ecco, noi abbiamo
lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?
Che ne avremo dunque? Cosa ce ne torna a noi? Dell’aver sacrificato i nostri sogni, le nostre
relazioni, le nostre famiglie, i nostri beni, i nostri averi per seguire te? Gli apostoli avevano fatto
letteralmente questo: avevano lasciato i loro lavori, avevano messo al secondo posto le loro
famiglie, le loro passioni, i loro piani, i loro averi e avevano seguito Gesù.
Intanto la prima cosa che voglio dire è questa. Gesù ti ascolta. Gesù risponde a questa domanda
arrogante e quasi provocatoria di Pietro. Gesù risponde a questa domanda sbagliata di Pietro, Gesù
non si arrabbia ma riconosce il sacrificio che Pietro e gli altri avevano fatto.
Gesù sa benissimo quello che ti ha chiesto di sacrificare e cosa si prova nel sacrificarlo. E’ un suo
diritto chiedere qualsiasi cosa, ma non lo fa con masochismo o indifferenza. Se stai sacrificando
qualcosa per Gesù, Gesù lo vede e sa cosa si prova. Gesù ti è vicino nel momento in cui devi
sacrificare. Sa benissimo cosa stai provando.
Gesù sa benissimo cosa stai provando perchè Gesù è la versione positiva del giovane ricco. è
giovane, ha circa 30 anni, è ricco come nessun altro nell’universo visto che tutto gli appartiene. è
spirituale perché in profonda comunione con Dio Padre, è religioso perché ha osservato
perfettamente tutta la legge, non solo esteriormente come il giovane ricco, ma anche nel suo cuore e
nella sua mente. E nonostante questo ha rinunciato a tutto, ha sacrificato tutto anche la comunione
intima con Dio Padre, per portare avanti la missione.
Non pensare che Gesù non sappia cosa si prova nel sacrificare tutto per Dio. Sei tu che non sai cosa
si prova nel sacrificare tutto come Gesù.
La stessa persona che ti può chiedere di sacrificare la cosa che per te è più importante, ha già
sacrificato ogni cosa per salvare te.
Abbiamo lasciato Helen la notte dello stupro subito, immersa nelle sue domande. In quel buio, però,
sentì che il Signore le diceva:
“Mi hai chiesto, all’inizio della tua conversione, il privilegio di diventare missionaria. Eccolo. Non
lo volevi? .. Queste non sono le tue sofferenze. Sono le mie. Ti chiedo solo di portarne il peso col
tuo corpo”.
In seguito Helen sottolineò la bontà di Dio nonostante questo terribile evento:
“In tutta la brutale esperienza dello stupro, Dio è stato con me – con le sue braccia stese piene di
amore. Fu un’esperienza incredibile: Lui era proprio lì, mi capiva, la sua consolazione era
completa – e improvvisamente capii – capii veramente che il suo amore mi bastava. Mi amava! Mi
capiva!”.
I sacrifici che Cristo ci chiama a fare sono per il nostro bene, per la nostra crescita in questa vita.
Ma Gesù non si ferma qui. Gesù ci chiama a partecipare al suo sacrificio in modo da poter
partecipare anche alla sua gloria e al suo regnare.
28 E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo
sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi che mi avete seguito sarete seduti su dodici troni a
giudicare le dodici tribù d’Israele. 29 E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o
madre, [o moglie,] o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto ed erediterà
la vita eterna.
In uno dei film degli Avenger, un personaggio che si chiama Thanos è convinto che se la vita viene
lasciata a se stessa porterà alla distruzione dell’universo. E quindi escogita un piano: la distruzione
della metà delle persone nell’universo. Per compiere il suo piano Thanos sacrifica anche sua figlia
la quale, prima di morire, gli chiede:
“Cosa ti è costato?” Al che Thanos risponde dicendo? “Tutto.”
Ecco, il sacrificio di Cristo e per Cristo non è come il sacrificio di Thanos. Essendo uniti a Cristo
nel suo sacrificio, siamo uniti a lui nella sua gloria.
Il sacrificio di Thanos è un sacrificio che porta alla divisione e alla morte, ma il sacrificio di Gesù è
un sacrificio che porta alla moltiplicazione, alla salvezza, alla vita eterna, alla benedizione. Non
siamo chiamati a sacrificare per perdere, ma per ricevere, perché Cristo ha già perso tutto e ha
riconquistato tutto al posto nostro.
Le false gioie del diavolo portano alla divisione e alla morte, i sacrifici in Cristo portano alla
moltiplicazione.
Mentre consideri quello a cui hai rinunciato per Cristo, a quello che hai sacrificato per unirti alla sua
missione, pensa anche alla ricompensa di questo sacrificio, in questa vita e per l’eternità: 100 volte
tanto di quello che hai sacrificato, per l’eternità, nella nuova creazione nella quale regnerai con
Cristo per sempre.
Helen Roseveare una volta ha detto, parlando di quella terribile notte:
La frase che Dio mi rivolse anni fa, durante la ribellione del 1964 in Confo, in quella notte di
disperato bisogno fu: riesci a ringraziarmi per averti concesso quest’esperienza, anche se non te ne
spiegherà mai il motivo?
Prima di rispondere Helen deve aver intravisto qualcosa di meraviglioso, in Cristo, oltre il sacrificio
e la sofferenza del momento. Forse ha visto un bagliore della gloria e gioia eterna insieme a case,
fratelli, sorelle, padri, madri, figli e campi.
Riesci a ringraziarmi per averti concesso quest’esperienza, anche se non te ne spiegherà mai il
motivo? Fui in grado di dire “si”.3
3 Alistair Begg, La mano di Dio, 85.

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