Matteo 21: 33-46 | Stai amministrando fedelmente la missione di Dio#4| Michel Di Feliciantonio

 

Tempo fa è stata svolta un’indagine sullo stato di salute di una chiesa evangelica, dal nome Chiesa La Croce.
L’indagine era interna alla denominazione ed è stata avviata dopo che alcuni leader nazionali della
denominazione avevano ricevuto delle segnalazioni da parte di membri di chiesa insoddisfatti.
I leader della denominazione conoscevano bene la Chiesa La Croce. All’interno del loro movimento la
Chiesa La Croce era una delle chiese più attive e più in crescita. La chiesa era stata fondata da pochi anni ma
in poco tempo era cresciuta fino ad arrivare a più di 200 membri di chiesa. Ogni anno venivano battezzate
decine di persone, la chiesa era attiva nell’evangelizzazione ed era molto conosciuta nella città e non solo,
visto che i social media e il canale youtube erano seguitissimi ed erano stati addirittura presi ad esempio da
influencer famosi. Inoltre, da un punto di vista finanziario, la chiesa era non solo autosufficiente, ma una
delle chiese con più risorse a disposizione grazie alle donazione dei membri, diverse attività avviate, la
monetizzazione dei video online del pastore e della chiesa.
In un primo momento, quando sono arrivate le prime segnalazioni di insoddisfazione da membri della chiesa,
i leader della denominazione non vi hanno prestato troppa attenzione. Sapevano bene che ogni chiesa è
soggetta a delle critiche e che ci sono sempre dei membri di chiesa insoddisfatti. Con l’aumentare delle
segnalazioni, però, i leader nazionali hanno deciso di investigare la situazione per capire cosa stava
succedendo.
Nei mesi successivi diversi leader della denominazione hanno visitato la Chiesa La Croce, hanno partecipato
agli incontri pubblici e quelli organizzativi, hanno parlato con il pastore, i diaconi, i responsabili della lode,
dei social media, della gestione del locale, dei ministeri e con gran parte dei membri di chiesa.
Quello che hanno scoperto è stato scioccante.
Se, da una parte, la chiesa era in forte crescita, dall’altra hanno scoperto che la cultura di chiesa era quasi del
tutto priva di vangelo.
Uno dei counselor coinvolti ha definito la Chiesa La Croce «la cultura di ministero più abusiva e coercitiva
con cui abbia mai avuto a che fare» e molte altre persone hanno affermato la stessa cosa. Diversi ex
responsabili e membri della chiesa hanno condiviso storie di anni di bullismo diffuso, umiliazioni, abuso di
potere e cattiva gestione dei fondi.
Si è scoperto che sui membri veniva fatta pressione costante e abuso spirituale per convincerli a donare ben
oltre le loro possibilità.
Si è scoperto che molto insegnamento veniva fatto in incontri privati che non venivano registrati e nei quali
la grazia era stata sostituita con il legalismo.
Si è scoperto che molte delle persone che erano presentate come assunte dalla chiesa lavoravano in realtà in
nero e senza la possibilità di andare in vacanza.
Si è scoperto che i numeri di visualizzazioni online e dei follower dei social media non erano reali ma erano
stati gonfiati attraverso l’acquisto di profili falsi.
Si è scoperto che le persone più deboli e bisognose venivano sistematicamente ignorate e a volte anche
sfruttate.
Si è scoperto che il pastore non aveva alcun tipo di rendicontazione e che nei suoi atteggiamenti è stato
spesso abusivo verbalmente e spiritualmente nei confronti della sua famiglia, nei confronti dei suoi
collaboratori e nei confronti della chiesa.
Ora, voi cosa fareste se foste i leader nazionali della denominazione e doveste decidere sul futuro della
Chiesa La Croce? Non voglio la risposta “corretta”, ma la risposta “di pancia”.
E se vi dicessi che la chiesa in questione non si chiama Chiesa La Croce ma Chiesa La Torre?
La vostra reazione in questo momento è più o meno quella che devono aver avuto coloro che ascoltavano
Gesù mentre raccontava la seguente parabola. Andiamo a leggere insieme Matteo 21:33-
Matteo 21:33 «Udite un’altra parabola: c’era un padrone di casa, il quale piantò una vigna, le fece attorno
una siepe, vi scavò una buca per pigiare l’uva e vi costruì una torre; poi l’affittò a dei vignaiuoli e se ne
andò in viaggio. 34 Quando fu vicina la stagione dei frutti, mandò i suoi servi dai vignaiuoli per riceverne i
frutti. 35 Ma i vignaiuoli presero i servi e ne picchiarono uno, ne uccisero un altro e un altro lo lapidarono.
36 Da capo mandò degli altri servi, in numero maggiore dei primi; ma quelli li trattarono allo stesso modo.
37 Alla fine mandò loro suo figlio, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio”. 38 Ma i vignaiuoli, veduto il
figlio, dissero tra di loro: “Costui è l’erede; venite, uccidiamolo e facciamo nostra la sua eredità”. 39 Lo
presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40 Quando verrà il padrone della vigna, che farà a
quei vignaiuoli?» 41 Essi gli risposero: «Li farà perire malamente, quei malvagi, e affitterà la vigna ad altri
vignaiuoli i quali gli renderanno i frutti a suo tempo».
42 Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:“La pietra che i costruttori hanno rifiutata è
diventata pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri”?
43 Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a gente che ne faccia i frutti. 44 Chi cadrà su
questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà»
Stiamo continuando la nostra serie di messaggi dal tema Nato con una missione. Nelle domeniche precedenti
abbiamo visto che guardando al Vangelo di Matteo dalla fine tutto prende il via dal Grande Mandato, la
missione che Gesù affida ai discepoli: Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli (Matteo 28:19).
Abbiamo poi visto che la forma di questa missione è cruciforme, proprio come la croce sulla quale Gesù è
morto. Una missione che prevede la sofferenza, ma che porta con sé una nuova realtà che fece esclamare al
centurione romano: «Veramente costui era Figlio di Dio». (Matteo 27:54).
Domenica scorsa abbiamo visto che la missione di Gesù, la sua morte preannunciata durante l’ultima cena,
dona a chi l’accetta motivo per essere eternamente e perfettamente grati: l’unione a Cristo, una relazione con
lui e il suo perdono. Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per
molti per il perdono dei peccati. (Matteo 26:27-28)
Quindi in poche parole, Cristo è morto per salvarci e per inviarci in missione. In un certo senso lui è morto in
modo da portare frutto, in modo che la sua missione portasse molto frutto. Poco prima di morire Gesù,
infatti, afferma: Giovanni 12:24 In verità, in verità vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non
muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto.
Questo concetto è presente anche nella parabola che abbiamo appena letto. Spiego brevemente gli elementi
della parabola.
Il padrone di casa è Dio. Dio pianta una bellissima vigna, con una siepe attorno, una buca per pigiare l’uva e
anche una torre. La vigna nella Bibbia rappresenta Israele, è il simbolo del popolo di Dio così come la Torre
rappresenta Pisa, il Tryzub, o tridente, l’Ucraina, o l’albero okoumè il Gabon.
Dopo diversi anni, il padrone di casa manda qualcuno per raccogliere il frutto del suo investimento.
La vigna era la sua, i soldi erano i suoi, l’idea era la sua, i vignaiuoli erano stati assunti da lui. Quindi è
logico e normale che il padrone si aspettasse di raccogliere i frutti di tutto ciò.
I vignaiuoli però maltrattano i vari servi che il padrone di casa invia. Questi servi rappresentano i profeti e le
persone che Dio ha usato per parlare e guidare il suo popolo.
Dopo diversi tentativi falliti, il padrone decide di mandare il suo figlio, ovvero Gesù, che non solo non viene
accolto come dovrebbe, ma viene addirittura ucciso, viene tolta la vita al figlio. Nei confronti del figlio si
commette il crimine più orrendo che si possa compiere.
A chi stava parlando Gesù con questa parabola?
45 I capi dei sacerdoti e i farisei, udite le sue parabole, capirono che parlava di loro; 46 e cercavano di
prenderlo, ma ebbero paura della folla, che lo riteneva un profeta.
I capi sacerdoti e i farisei erano i vignaioli malvagi della parabola. Qual era il compito dei vignaiuoli? Era
quello di comportarsi da padroni della vigna o quello di amministrare una vigna che non apparteneva loro ed
era stata solo affidata a loro? I leader religiosi avrebbero dovuto guidare il popolo verso la santità con grazia
e amore, avrebbero dovuto guidare il popolo sulla base della Scrittura in modo che questo diventasse una
luce in mezzo alle nazioni. Invece i leader religiosi avevano fatto tutt’altro.
La domanda che vogliamo esplorare insieme oggi è: stai amministrando fedelmente la missione che Dio ti ha
affidato?
Stai amministrando fedelmente la missione di Dio in sua assenza?
Per tanti anni quando ero ragazzo ho lavorato durante le vacanze in una fabbrica di smistamento di uova.
Potete immaginare che smistare uova per 8-9 ore al giorno non fosse il massimo dell’interesse. A volte
andavamo un po ‘ più lenti, a volte chiacchieravamo con gli altri colleghi, a volte ci distraevamo. Eppure
bastava che uno dei dirigenti scendesse dall’ufficio e venisse in fabbrica per riprendere a lavorare con il
massimo impegno.
Nella parabola il padrone di casa fa la gran parte del lavoro. Nella sua mente c’è un piano meraviglioso e
nelle sue mani le risorse per adempierlo. E quindi prende l’inziativa, costruisce e poi va via. Proprio come
Dio.
Dio ha creato l’universo intero e tutto quello che esso contiene e lo ha fatto in maniera stupenda. Ha creato
un mondo nel quale gli alberi sono in grado di comunicare attraverso le radici, un mondo nel quale i delfini si
chiamano per nome, un mondo dove le mandrie di bufali americani votano sulla direzione da prendere prima
di incamminarsi, un mondo nel quale ci sono più alberi che stelle nella Via Lattea. Un mondo nel quale
l’uomo è stato creato ad immagine di Dio e gli è stato affidato il compito di governare su tutto quello che è
stato creato e poi se ne va.
Un mondo nel quale Dio si è scelto un popolo da salvare, al quale ha donato la salvezza, una terra, una
speranza. Un popolo al quale Dio, come dicevamo, ha affidato il compito di amministrare la sua giustizia, la
sua misericordia, di governare anche sul creato in maniera giusta ed equa.
Ma tutto questo era da fare in assenza di Dio. Ora, so perfettamente che Dio è presente ovunque e coinvolto
in tutto quello che succede nel mondo. Ma, come il padrone della vigna, egli è in un certo senso assente. è
interessato a quello che succede nella vigna ma è lontano da essa. Non vive in mezzo alla vigna.
Ecco, il popolo di Israele era stato chiamato ad amministrare la missione di Dio in sua assenza. E lo stesso
vale anche per noi oggi. Stai amministrando fedelmente la missione di Dio in sua assenza? O il fatto di non
vederlo con i tuoi occhi, il fatto di non sentire la sua presenza ti sta portando a distrarti dalla missione?
Per capire se stai amministrando la missione che Dio ti ha affidato potresti chiederti: che tipo di frutto sto
portando? Il padrone si aspettava che i vignaioli avessero dell’uva a dimostrazione del loro lavoro. Dio si
aspetta che che dalla vigna del suo popolo crescano frutti in accordo con la sua missione.
Sempre nel capitolo 21, mentre sta entrando nella città di Gerusalemme, Gesù ha fame e vede un fico. Il
Messia “gli si accostò, ma non vi trovò altro che foglie; e gli disse: «Mai più nasca frutto da te, in eterno». E
subito il fico si seccò.” (Matteo 21:19).
Stai amministrando fedelmente la missione di Dio in sua assenza?
Che tipo di frutto stai portando? Stai portando il frutto spirituale dell’amore, gioia, pace, pazienza,
benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo? Questo frutto è visibile agli altri o solo a te? Lo
vedono le persone che frequentano la chiesa e le persone che ti frequentano fuori da questa chiesa?
O in assenza di Dio abbiamo smesso di portare frutto?
Stai amministrando fedelmente la missione di Dio in sua assenza?
Stai amministrando fedelmente la missione di Dio alla luce della sua Parola?
Visto che il padrone era lontano, i vignaiuoli in sua assenza iniziano a distrarsi. Durante l’assenza del
padrone i vignaioli hanno iniziato a pensare che potevano gestire la vigna come credevano loro e che
nessuno poteva interferire con la loro missione. Pensavano e speravano che il padrone lontano si fosse
dimenticato di loro.
Ma il padone non dimentica la sua vigna, non dimentica il suo popolo. Per questo motivo manda dei servi
che però vengono respinti, picchiati, uccisi, lapidati, scacciati dai vignaiuoli che fanno di testa loro.
Dio può sembrare assente, lontano e disinteressato ma continua a parlare. Lo fa attraverso questo libro, la sua
Parola, viva, attuale, potente. Lo sta facendo in questo momento attraverso questo messaggio. Lo fa nella
preghiera. Lo fa attraverso la comunione tra fratelli e sorelle in Cristo.
Stiamo permettendo alla Parola di Dio di riempire le nostre vite, di saturare i nostri pensieri, di trasformare i
nostri desideri in modo da lavorare fedelmente, con gioia, alla missione di Dio?
Le piccole scelte che facciamo tutti i giorni fanno la differenza. Qualche settimana fa ho scaricato sul mio
cellulare un gioco, un classico gioco da “boomer” come dice mia moglie. Evidentemente sto invecchiando
anche io. Un gioco semplice per distrarmi un pò e intrattenermi nei momenti liberi.
In genere queste cose non durano tanto. Mi interessano per qualche giorno e poi mi annoiano e si perdono in
mezzo alle tante cose da fare. Questa volta invece ho dedicato sempre più tempo a questo gioco. Al punto
che ho perso un sacco di tempo dietro a questa app.
Sapevo che Dio non approvava come stavo gestendo il tempo, ma tanto Dio è lontano e quindi che se ne
importa?
Sapevo che stavo sprecando del tempo che avrei potuto dedicare alla Parola, alla preghiera, al servire il
prossimo e far avanzare il suo Regno, ma chi era Dio per dettare cosa dovessi fare con il mio tempo? Non
meritavo anche io un pò di svago? Non potevo gestire il tempo secondo le mie preferenze?
Vedete come in poco tempo mi stavo comportando come i vignaioli. Stavo vivendo come se il tempo che
avessi fosse mio, e non come se mi fosse stato dato da Dio per amministrarlo per la sua vigna, la sua
missione.
E quindi riflettendo su questo testo ho deciso di cancellare completamente l’app.
Sempre in Matteo 21 Gesù entra nel tempio di Gerusalemme e ne scaccia via i venditori e rovescia i tavoli e
dei cambiamonete dicendo: «È scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”, ma voi ne fate un
covo di ladri». (13).
I leader del popolo avevano permesso che il posto di comunione più profonda con Dio, il posto dove si
sarebbe dovuta insegnare la Parola, pregare, cercare Dio, invocare la sua salvezza diventasse un luogo non
più devoto a Dio ma guidato dalle passione di questo mondo, dai soldi, dall’avarizia, dalla confusione. Non
era più possibile trovare Dio nel suo stesso tempio.
La soluzione di Gesù è radicale e concreta. Egli spazza via ogni cosa.
Stai amministrando fedelmente la missione di Dio alla luce della sua Parola?
Cosa devi fare, concretamente, nella tua vita per dare maggiore spazio alla Parola di Dio nella tua vita? Stai
dimorando nella sua Parola e nella preghiera?
Sono convinto che tanti dei nostri problemi si risolverebbero se dimorassimo di più nella Parola. Le nostre
paure, i nostri sbagli, i nostri desideri, le nostre priorità sarebbero trasformate se ascoltassimo più Dio e meno
noi stessi e le nostre passioni.
Dove stai sprecando il tempo che Dio ti ha dato? In che modo stai diventando sordo ai suoi richiami? In che
modo le tue scelte impediscono ad altri di trovare Dio?
Stai amministrando fedelmente la missione di Dio alla luce della sua Parola?
Stai amministrando fedelmente la missione di Dio alla luce del sacrificio del
Figlio?
Sordi ai richiami dei servi, il padrone decide di mandare suo figlio alla vigna. Il figlio non viene accolto, ma
viene ammazzato brutalmente. In un’ondata di pazzia, malvagità e isteria generale viene preso, maltrattato e
ucciso fuori dalla vigna, oltre la siepe, proprio come Gesù viene portato oltre le mura di Gerusalemme e
crocifisso. Ebrei 13:12 dice: Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori
della porta della città.
Nella nostre vite spesso ci dimentichiamo di Dio perché è lontano. Spesso siamo sordi alla voce e alla guida
della sua Parola. E per questo la Parola si è fatta carne, ha vissuto in mezzo a noi e noi non soltanto
l’abbiamo uccisa, ma dimentichiamo spesso anche il sacrificio che ha fatto per noi.
Sempre in Matteo 21, quando Gesù arriva nel tempio il giorno dopo aver scacciato i venditori, e poco dopo
aver maledetto il fico senza frutto, inizia ad insegnare.
I capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si accostarono a lui, mentre egli insegnava, e gli dissero: «Con
quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?» (23).
I capi religiosi che avrebbero dovuto guidare il popolo, si erano talmente dimenticati di Dio ed erano
diventati così sordi agli insegnamenti della Scrittura da non riconoscere in Gesù “l’agnello senza difetto né
macchia, già designato prima della fondazione del mondo” affinché spargesse il suo sangue come prezzo di
riscatto per molti. E non solo non lo hanno riconosciuto o non lo hanno voluto riconoscere, ma hanno anche
messo in dubbio la sua autorità. Che tragedia!
Eppure non facciamo anche noi la stessa cosa? Con quale autorità Gesù ti permetti di dirmi cosa devo fare e
come devo farlo? Con quale autorità mi comandi di amare il mio nemico, di vivere in maniera pura, di
parlare in maniera edificante, di prendermi cura di chi è odioso, di condividere la tua buona notizia, di
portare frutto per la tua missione?
La risposta di Gesù: con l’autorità del mio sangue che è stato sparso per voi.
Non dovremmo mai mettere in dubbio l’autorità di Cristo e del suo sacrificio. Dovremmo ubbidire senza
esitazione al suo mandato.
Hiroo Onoda è stato un soldato giapponese diventato famoso per aver continuato a combattere per 29 anni
dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Onoda, ufficiale dell’intelligence giapponese, aveva ricevuto
l’ordine dal suo comandante di non arrendersi mai e continuò a svolgere i suoi compiti sull’isola di Lubang,
nelle Filippine, fino al 1974, convinto che la guerra fosse ancora in corso e ignorando i tentativi di
contattarlo, ritenendoli stratagemmi del nemico.
Si arrese solo dopo che il suo ex comandante si recò personalmente nelle Filippine per revocargli l’ordine.
L’ordine che abbiamo ricevuto dal nostro comandante, Gesù, è quello di portare frutto nella sua missione, di
andare e fare discepoli, battenzzandoli e istruendoli.
Nel brano di oggi Gesù racconta la parabola in ottica profetica, come qualcosa che si sarebbe dovuto
avverare. Mentre noi la leggiamo avendo visto il compimento del sacrificio di Cristo sulla croce. E sappiamo
anche che Gerusalemme viene assediata ferocemente dall’Impero Romano e che il tempio di Gerusalemme
viene distrutto nell’anno 70. Ai leader religiosi che stavano ascoltando verrà tolta la vigna, verrà tolta la
possibilità di praticare la loro religione perché ora il punto d’incontro tra Dio e l’uomo viene mediato
direttamente da Gesù e non da un tempio o da leader corrotti.
Quando Gesù racconta la parabola lo fa rivolgendosi ai leader religiosi del popolo di Dio, descrivendo anche
la giusta ira del padrone della vigna nei confronti dei vignaioli.
Oggi Gesù parla a noi. Parla ai leader della sua chiesa, del suo popolo. Coloro che lui ha salvato per fare
discepoli di tutte le nazioni. Cosa state facendo? State condividendo la mia buona notizia o state sfruttando la
mia missione per i vostri tornaconti personali? Vi state sostituendo a me? State intralciando la mia salvezza e
mediazione? Che tipo di frutto state portando? Siete un aiuto o un ostacolo per la salvezza delle persone?
Dio ha agito con furia nei confronti del suo popolo, il popolo che ha rigettato il suo Figlio:
43 Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a gente che ne faccia i frutti. Chi cadrà su
questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà»
Rifiutare Gesù, il suo sacrificio e la sua missione ha conseguenze drammatiche.
Ma accettare Gesù, accogliere Gesù ha conseguenze incredibilmente dolci. Accettare Gesù, sottomettersi alla
sua autorità, è la conseguenza del suo sangue che è stato versato non per distruggerci, ma per la nostra
redenzione e il perdono dei nostri peccati.
Gesù cita il salmo 118 che dice così:
18 Certo, il Signore mi ha castigato,ma non mi ha dato in balìa della morte…
21 Ti celebrerò perché mi hai risposto e sei stato la mia salvezza.
22 La pietra che i costruttori avevano disprezzata è divenuta la pietra angolare.
23 Questa è opera del Signore, è cosa meravigliosa agli occhi nostri.
24 Questo è il giorno che il Signore ci ha preparato; festeggiamo e rallegriamoci in esso.
25 O Signore, dacci la salvezza! O Signore, facci prosperare!
26 Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Noi vi benediciamo dalla casa del Signore…
28 Tu sei il mio Dio, io ti celebrerò; tu sei il mio Dio, io ti esalterò.
29 Celebrate il Signore, poiché è buono, perché la sua bontà dura in eterno.
Grazie a Dio la storia che ho raccontato all’inizio, della chiesa La Croce, è inventata, anche se verosimile, e
non rappresenta la nostra situazione. Ma quella sensazione di ingiustizia, di rabbia che abbiamo provato
quando l’abbiamo ascoltata è la stessa che abbiamo quando pensiamo che Cristo è morto per noi e stiamo
sprecando la sua morte e le nostre vite?
Stai amministrando fedelmente la missione di Dio in sua assenza?
Stai amministrando fedelmente la missione di Dio alla luce della sua Parola?
Ed infine, stai amministrando fedelmente la missione di Dio alla luce del sacrificio del Figlio?

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